Merenda de-Genere! Costruiamo l’altro Pride Torinese!

Merenda de-Genere! Costruiamo l’altro Pride Torinese!

Merenda De-Genere!

Continuano gli appuntamenti per la costruzione dello spezzone Orgoglio De-Genere al Pride di Torino!
Giovedì 11 giugno dalle h.16 merenda De-Genere negli spazi occupati della Cavallerizza Reale, Via Verdi 9
evento –>https://www.facebook.com/events/1461409444169158/
Anche quest’anno ci sarà il Pride a Torino e anche quest’anno la comunità LGBTQI* sarà in piazza il 27 giugno per rivendicare i diritti che da decenni le sono stati negati e per dire ad alta voce che ognun* di noi ha il diritto di vivere la propria vita, la propria identità ed i propri legam i secondo i principi dell’autodeterminazione e senza che nessuno possa discriminarli perché considerati “minoritari” o “fuori dalla norma”.
Ma quest’anno Torino, poco prima del Pride 2015, ospiterà l’ostensione della Sindone e la nostra città, in particolare per la visita di Bergoglio il 21 giugno, è stata militarizzata, riorganizzata e svenduta in funzione dei pellegrini, messa a tacere e tenuta sotto controllo con metodi autoritari sempre più incompatibili con la necessità di far sentire chiara la nostra voce.
Ognuna delle nostre realtà ha trovato nel Vaticano e nella sua ingerenza, politica ed economica, un ostacolo alle nostre lotte, alle nostre richieste di diritti ed al nostro bisogno di autodeterminazione.
Recentemente, grazie alla strumentalizzazione di quel corpus di discorsi filosofico/politici denominati per semplicità “teoria del gender”, trasformati in “ideologia/dittatura del gender” per travisare esageratamente, appunto, gli studi di genere e sull’identità di genere, il Vaticano ha creato un nuovo strumento per metterci contro l’opinione pubblica e seminare ulteriore odio a discapito di tutt* noi che viviamo la nostra vita liber* di essere noi stess*, fuori dal rigido binarismo eteronormato e/o fuori dai rigidi schemi dei ruoli di genere previsti dalla loro visione totalizzante della realtà.
Secondo la chiesa cattolica noi non siamo liber* di vivere la nostra vita in piena libertà di decidere cosa farcene della nostra identità e dei nostri desideri, ma dobbiamo sottostare ai loro rigidi schemi per poter perpetrare il loro potere giudicante sulle nostre esistenze.
Ed è così che ogni persona che dice ad alta voce che l’amore è amore in ogni sua forma diventa una “pericolosa minaccia per la società”. Ed è così che ogni famiglia che non rispetta i canoni da loro previsti diventa “sbagliata” o peggio ancora “non esiste”. Ed è così che ogni donna che vuole vivere la sua vita libera di non avere figli diventa una pericolosa nemica della “sopravvivenza dell’umanità”. Ed è così che ogni persona che non si riconosce nelbinarismo uomo-donna o vuole vivere il proprio genere anche se non allineato “alla norma” del suo sesso biologico diventa “pazza” e “confusa”. Ed è così che qualunque persona viva liberamente la propria sessualità senza sensi di colpa e in piena pace con il suo essere diventa “perversa”.
Per questi esempi e per tanti altri motivi, quest’anno, vogliamo proporre a tutte le realtà, collettivi e individualità lgbt/femministe/queer/anticlericali di organizzarci in una rete in occasione del Pride per portare compatt* il messaggio che non accettiamo più tutta questa ingerenza del vaticano sulle nostre vite, che nessun* ha il diritto di associarci ad idee e parole che non sono nostre e che non accettiamo assolutamente che il nostro diritto all’autodeterminazione possa essere messo in discussione.
Abbiamo, quindi, deciso di organizzare un momento assembleare per parlare tutt* insieme di come vogliamo portare al Pride del 27 giugno il nostro messaggio di autodeterminazione di identità e corpi. L’obiettivo che ci siamo posti come Assemblea Orgoglio De-Genere è quello di creare uno spezzone all’interno del Pride Torinese del 27 giugno caratterizzato dall’opposizione al Vaticano, ai partiti omotransfobici che fanno propaganda sui nostri corpi e a tutta quella parte dell’opinione pubblica che vorrebbe limitare la nostra libertà d’espressione e il nostro diritto a vivere liberamente le nostre vite.
Coglieremo l’occasione per parlare anche della rete nazionale No Expo Pride, che per il 20 giugno sfilerà per le strade di Milano per rivendicare il diritto ad una città femminista, frocia e queer libera dalle speculazioni e mercificazioni di Expo 2015.
10 giugno 2015 14:53 0 comments

Materiali seminario di studi di genere 2014

Materiali seminario di studi di genere 2014

1. Depatologizzazione del transgenderismo e dell’intersessualità: possibilità e ostacoli

2. Autodeterminazione delle donne tra legislazione e lotte sociali

l’intervista a Silvia De Zordo, antropologa che ha condotto ricerca su motivazioni alla base dell’obiezione di coscienza in Italia

Presentazione TO Altereva 15-5-14
Torino, 16 aprile
Tratta e sex work: indaghiamo sulle differenze

3. Oltre i generi: tempi queer

Cristian Lo iacono, Elisa A.G. Arfini: Canone inverso. Antologia di teoria queer, Pisa, ETS 2012.

4.Medicalizzazione e sessualità: la costruzione sociale della salute sessuale

Medicalizzazione sessualità maschile_slides

5. Misure normative e forme di partecipazione delle donne alla vita pubblica

anni ’70 corretto

Bibliografia
rappresentanza venezia
presenti, differenti
parole di donne, discorsi sulle donne

6. La rappresentazione dell’omosessualità tra riforme legislative e costruzione sociale

Intervento Seminario Studi di Genere 30.5.2014_avv. Spanò

http://www.famigliearcobaleno.org/

10 settembre 2014 12:32 0 comments

#QUEER PRIDE: FAMOLO RIOT – LABORATORIO DRAG

#QUEER PRIDE: FAMOLO RIOT – LABORATORIO DRAG

Laboratorio fisico per Queen e King
per la costruzione di un’azione liberatoria oltre gli stereotipi che infestano questa città.
#FAMOLO RIOT

In vista del torino lgbt pride, come collettivo,abbiamo deciso di lanciare l’assemblea ” queer pride: famolo riot”: vorrà essere uno dei momenti di un percorso di riflessione e creazione sul Pride torinese “l’uguaglianza è un diritto, la diversità un dovere” sui temi del queer e dell’autodeterminazione.
Sarà un momento di scambio e di incontro, un modo per costruire consapevolezza e rendere il Pride davvero un momento di liberazione collettiva.

Materiali, istruzioni per l’uso:
– saranno disponibili i materiali e i trucchi di base
– bisogna portare da casa gli abiti e gli accessori

*Consigliamo di portare delle fasce per il seno; noi ne metteremo qualcuna a disposizione ma se ci sono tanti king non basteranno …

per iscrizione: altereva.torino@gmail.com

10 giugno 2014 17:17 0 comments

#QUEER PRIDE – LAB: PRATICHE DI AUTODETERMINAZIONE E LIBERAZIONE DEI CORPI

#QUEER PRIDE – LAB: PRATICHE DI AUTODETERMINAZIONE E LIBERAZIONE DEI CORPI
Lab. fisico e teorico.
21 GIUGNO ORE 17:00 – LUOGO DA DEFINIRSI
https://www.facebook.com/events/545859525524803/DESCRIZIONE:

Crediamo che nessuna pratica, nessuna relazione possano essere vissute pienamente da protagoniste senza partire dalla consapevolezza della propria sessualità e del proprio corpo. Le relazioni di potere in cui siamo coinvolte quotidianamente tentano di dare forme ai nostri pensieri, di limitare gli spazi di agibilità che ci sono concessi e di modellare i nostri corpi. Corpi che diventano la piazza pubblica nella quale si svolgono le lotte di dominio: dalla violenza all’aborto, dalla mercificazione alla medicalizzazione. Ed è proprio attraverso questi luoghi e le conseguenti narrazioni che l’oppressione patriarcale agisce nelle nostre relazioni, nella società; nel pubblico come nel privato. Da queste riflessioni scaturisce la nostra idea di un laboratorio gestito attraverso tecniche alternative di partecipazione,per formarci reciprocamente partendo dalle nostre esperienze e confrontandoci. Cerchiamo parole, movimenti, pratiche, spazi, intersezioni. Questo laboratorio è risultato di un percorso che abbiamo costruito iniziando con la proposta di un altro punto di vista sulla sessualità alle/ai ragazz* delle scuole superiori, “sex choices”, per arrivare all’organizzazione di “Plaza del sexo”, un festival di sperimentazione collettiva.

Nell’ immaginare questo laboratorio ci siamo lasciate pervadere da tutte queste esperienze che hanno tracciato il nostro percorso di liberazione e ora vorremmo cogliere l’occasione per condividerle e farci contaminare da altre esperienze.

E’ necessaria l’iscrizione, sino ad esaurimento posti
altereva.torino@gmail.com

QUEER PRIDE: FAMOLO RIOT

In vista del torino lgbt pride, come collettivo,abbiamo deciso di lanciare l’assemblea ” queer pride: famolo riot”: vorrà essere uno dei momenti di un percorso di riflessione e creazione sul Pride torinese “l’uguaglianza è un diritto, la diversità un dovere” sui temi del queer e dell’autodeterminazione.
Sarà un momento di scambio e di incontro, un modo per costruire consapevolezza e rendere il Pride davvero un momento di liberazione collettiva.

POST
10 giugno 2014 17:14 0 comments

28/06 QUEER PRIDE: FAMOLO RIOT

28/06 QUEER PRIDE: FAMOLO RIOT

QUEER PRIDE – FAMOLO RIOT 28 giugno – Porta Susa –

Quest’anno abbiamo deciso di creare uno spazio all’interno del Pride torinese: il Queer Pride.
Lo facciamo perché vogliamo celebrare l’orgoglio della differenza.
Da qualche anno, attraverso percorsi all’università, nelle scuole, nelle strade, negli spazi pubblici, abbiamo parlato di autodeterminazione dei corpi, di sessualità libera e non normata, di costruzione sociale del binarismo sessuale e di genere, di dignità di forme relazionali e familiari differenti rispetto al modello unico della famiglia eterosessuale e ben pensante.
Lo facciamo perché crediamo che la nostra società dimentichi ed emargini, su diversi livelli, chi non si adegua ai suoi standard nel corpo, nell’orientamento sessuale e/o nel modo di vivere.
Lo facciamo perché crediamo che ognun* debba essere liber* di indagare la propria soggettività.
Lo facciamo perché non accettiamo i modi in cui i nostri corpi vengono costruiti e normalizzati.
Lo facciamo perché crediamo che occorra de-costruire tutti quegli stereotipi e luoghi comuni sulla sessualità, l’affettività e i ruoli di genere che generano discriminazioni e violenza.

Non accettiamo l’omologazione come unica via per autodefinirci e per conquistarci uno spazio in cui costruire strumenti di lotta. Crediamo che i diritti e le libertà delle persone LGBTQI vadano tutelate senza che alcune identità vengano escluse soltanto perché “scomode” all’opinione pubblica.
Sentiamo l’esigenza di un cambiamento culturale orientato alla valorizzazione piuttosto che all’appiattimento delle differenze. Per questo pretendiamo:

• un’educazione sessuale e relazionale nelle scuole, che non sia normalizzante e repressiva, ma includente e rispettosa delle differenze
• il superamento culturale dell’ottica binaria (femmina/maschio, eterosessuale/omosessuale, ecc.) che esclude e stigmatizza tutt*
• il riconoscimento sociale e giuridico, per le persone transessuali e transgender, di un’identità che le rappresenti a prescindere delle caratteristiche genitali
• il rispetto del diritto all’autodeterminazione e all’integrità fisica per le persone intersessuali (nate con caratteristiche biologiche sia femminili che maschili)
• il riconoscimento della dignità di tutte le relazioni, anche se differenti rispetto a quella della coppia tradizionalmente intesa.

QUEER PRIDE 28 GIUGNO 2014 – ORE 15:30 PORTA SUSA

Contro la repressione, in ricordo dei moti di Stonewall del 28 giugno 1969

Siamo le ragazze dello Stonewall
abbiamo i capelli a boccoli
non indossiamo mutande
mostriamo il pelo pubico
e portiamo i nostri jeans
sopra i nostri ginocchi da checche!

“Le ragazze” del Collettivo Altereva

Suoneranno per noi :
I ragazz* del MobbingParty Torino
Alessandro Gambo

Supporta il pride! www.altereva.org

8 giugno 2014 14:35 0 comments

MOLTOPIùDI194, Milano 21 aprile contro la marca dei no-choice

MOLTOPIùDI194, Milano 21 aprile contro la marca dei no-choice

#MoltoPiùDi194

Il 12 aprile a milano ci sarà il corteo del comitato NO-194, gruppo di estremisti cattolici fanatici che vogliono abolire la legge 194, che regola il diritto all’aborto. Inoltre sono contrari all’eutanasia, alla sessualità libera e non riproduttiva e  all’omosessualità, ma difendono come unico modello di  famiglia quello tradizionale, composta solo da uomo e donna uniti nel sacro vincolo del matrimonio.

La legge 194 viene già svuotata di gran parte del suo senso dall’altissimo tasso di obiettori di coscienza, che rendono difficilissimo abortire. Basti pensare che in Lombardia il 68% dei ginecologi, il 50% degli anestesisti e il 40% del restante personale sanitario si dichiara obiettore.

Rendere illegale l’aborto non significa cancellarlo.
Le donne hanno sempre saputo come interrompere gravidanze indesiderate, la legge ha permesso che gli aborti venissero fatti in condizioni di sicurezza, inoltre, prevedendo un lavoro di prevenzione, con la legalizzazione il numero di aborti è sensibilmente calato. Abolire questa legge significa che le donne che se lo potranno permettere andranno ad abortire all’estero, mentre tutte le altre ricorreranno a mezzi clandestini che mettono a rischio la loro salute e la loro vita.

Questi sono attacchi alla nostra autodeterminazione: cioè la libertà di ognuna e ognuno di decidere consapevolmente del proprio corpo, della propria sessualità e della propria vita. Non devono essere morale, stato e religione a decidere per noi.

Noi vogliamo invece che tutti e tutte abbiano le conoscenze, i mezzi e le strutture per praticare una sessualità consapevole e sana, che sia libera dai rischi delle malattie sessualmente trasmissibili e da gravidanze indesiderate.
Noi vogliamo godere, eplorando tutte le potenzialità del nostro corpo e scoprendo ogni sfumatura del piacere.  Vogliamo consultori laici aperti 24H, vogliamo gli anti-abortisti fuori da scuole-ospedali-farmacie, vogliamo contraccettivi gratuiti, vogliamo lubrificanti di prima qualità: per i nostri corpi, decidiamo noi.

il 12 aprile sarà l’occasione di far  valere il nostro diritto all’autoderminazione, ci riuniremo tutte e tutti in piazza e la riempiremo  con musica, spettacoli teatrali e controinformazione!
appuntamento in colonne di san lorenzo alle 15.00

 

 

8 aprile 2014 14:49 0 comments

VOGLIAMO GLI STUDI DI GENERE! SEMINARIO 2014

VOGLIAMO GLI STUDI DI GENERE! SEMINARIO 2014

VOGLIAMO GLI STUDI DI GENERE!

Questo ciclo di seminari di studi di genere  è un atto di protesta contro l’ inerzia  e l’ipocrisia delle istituzioni del territorio piemontese in merito al reinserimento degli studi di genere nella didattica universitaria.   Il nostro paese è ormai uno dei pochissimi a non riconoscere, nel concreto, legittimità didattica e culturale dei gender studies  e l’Università di Torino, non presentando alcun corso di studi di genere nella sua offerta formativa, è lo specchio di questa realtà.
Gli studi di genere in moltissime università non rappresentano solo l’avanguardia ma una parte imprescindibile dell’offerta formativa, appassionano le nuove generazioni, riescono a modificare i programmi politici e ispirano nuovi modelli di welfare (culturali e sociali)
Volgiamo continuare il percorso avviato con il seminario da noi organizzato due anni fa (nel 2012) all’Università degli studi di Torino, per mettere di nuovo in evidenza la chiusura del corso di “storia delle delle donne e di genere”, per questo, proponiamo un nuovo ciclo di seminari tesi ad indagare questioni controverse e di attualità.
Nel 2012 era stata inoltre presentata una petizione al Senato Studenti dell’Unito che aveva suscitato apprezzamento per l’iniziativa ma che, di fatto, non aveva prodotto alcun cambiamento.
Si approfondirà lo studio di vari aspetti  legati alla sfera della sessualità.  Crediamo, infatti, che la sessualità sia  al centro di politiche repressive e sessiste così come i corpi delle donne spesso rappresentano la piazza simbolica nella quale si svolgono le lotte di dominio: dalla violenza all’aborto, dalla mercificazione  alla medicalizzazione (etc). 
La proposta di questo seminario nasce con l’intento propedeutico all’approfondimento degli studi in materia e alla sensibilizzazione degli studenti e delle studentesse alle tematiche di genere.
L’obiettivo  sarà stimolare una riflessione condivisa e redigere una raccolta dei contributi seminariali che ci permettano di assumere una posizione conoscitiva partendo da tale spazio aperto di confronto. L’intenzione vuole essere quella di creare una lacerazione temporanea dei tessuti discorsivi tradizionali in grado di lasciare i segni permanenti (testuali) della sua esistenza.

PRESENTAZIONE DEL CICLO DI SEMINARI INTERDISCIPLINARI SUGLI STUDI DI GENERE

Proponiamo un ciclo di seminari di studi di genere, con funzione propedeutica all’approfondimento degli studi in materia e alla sensibilizzazione degli studenti e delle studentesse. Il ciclo avrà luogo da aprile 2014 a maggio 2014 e sarà strutturato in 8 incontri formativi da 3 ore ciascuno.

L’iniziativa prevede l’analisi, secondo un taglio di genere, di questioni di rilevanza attuale. Il seminario è patrocinato dal CUG dell’Università degli Studi di Torino.

Le potenzialità di questo progetto sono indiscutibili se allo spazio aperto dal seminario, nel contesto istituzionale torinese, si aggiunge l’analisi di temi ancora marginali nel contesto didattico.

L’obiettivo di lungo termine sarà quello di redigere una raccolta dei contributi seminariali che ci permettano di assumere una posizione conoscitiva partendo da tale spazio aperto di confronto. L’intenzione vuole essere quella di creare una lacerazione temporanea dei tessuti discorsivi tradizionali in grado di lasciare i segni permanenti (testuali) della sua esistenza.

E’ possibile il riconoscimento di 3 CFU* per la partecipazione all’attività formativa, compatibilmente con le possibilità e le disponibilità dei diversi Corsi di Laurea.

La partecipazione al ciclo di seminari è gratuita ed è necessario iscriversi mandando una mail ad altereva.torino@gmail.com

 

PROGRAMMA:

10.04.14 (ore 17-20, aula 8, Palazzo Nuovo)
Depatologizzazione del transgenderismo e dell’intersessualità: possibilità e ostacoli
Anna Lorenzetti – giurista, Università di Bergamo
Christian Ballarin – responsabile di Spo.T (sportello trans), associazione Maurice GLBTQ di Torino
Alessandro Comeni – attivista intersex, collettivo Intersexioni

16.04.14 (ore 16-19, aula 6, Palazzo Nuovo)
Autodeterminazione delle donne tra legislazione e lotte sociali
Eleonora Cirant – attivista, giornalista, blogger
Carla Quaglino – Casa delle donne di Torino
Graziella Gaballo – storica

05.05.14 (ore 17:30-20:30, Sala dell’Antico Macello, via Matteo Pescatore 7)
Tratta e sex work: indaghiamo sulle differenze
Pia Covre – Comitato per i diritti civili delle prostitute
Rosanna Paradiso-Presidente associazione Tampep
Feminoska – collettivo Intersezioni

8.05.14 (ore 17-20, aula 8, Palazzo Nuovo)
Oltre i generi: tempi queer
Cristian Lo Iacono – dottore di ricerca in filosofia ed ermeneutica filosofica
Liliana Ellena – Docente di storia contemporanea, Università degli Studi di Torino

15.05.14 (ore 17-20, aula 8, Palazzo Nuovo)
Medicalizzazione e sessualità: la costruzione sociale della salute sessuale
Lia Lombardi – sociologa, Università degli studi di Milano, Fondazione ISMU di Milano
Raffaella Ferrero Camoletto – sociologa, Dipartimento di Cultura, Politica e Società, Università degli studi di Torino
Francesca Salis – dottoranda in sociologia applicata e metodologia della ricerca sociale, Università degli studi di Milano-Bicocca

22.05.14 (ore 17-20, aula 8, Palazzo Nuovo)
Misure normative e forme di partecipazione delle donne alla vita pubblica
Maria Luisa Boccia – filosofa
Elisabetta Palici di Suni – docente di diritto pubblico comparato, Dipartimento di Giurisprudenza, Università degli studi di Torino

30.05.14 (ore 17-20, aula 10, Palazzo Nuovo)
La rappresentazione dell’omosessualità tra riforme legislative e costruzione sociale
Maria Spanò – Consigliera di fiducia dell’Università degli studi di Torino
Mia Caielli – Ricercatrice di Diritto pubblico comparato – Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Giurisprudenza – Cirsde
Chiara Bertone – docente di sociologia della famiglia, Università del Piemonte Orientale
Silvia Casassa – Famiglie Arcobaleno (Associazione Genitori Omosessuali)

12 giugno ore 18:00
Incontro serale di riflessioni conclusive 

Murazzi del po’ (gianca 2) , lato destro vicino all’aula studio Murazzi Student Zone
con il Prof. Maurizio Tirassa e la Dott.ssa Adelina Brizio (Dipartimento di Psicologia, Università degli studi di Torino)

* Per il riconoscimento crediti è prevista n. 1 assenza giustificata e una relazione scritta da produrre alla fine del ciclo

NB: titoli/date/orari/docenti possono subire lievi variazioni.

Collettivo AlterEva

www.altereva.it

altereva.torino@gmail.com

” Non si tratta di una minoranza oppressa che si organizza su questioni valide ma pur sempre minori. Si tratta della metà del genere umano che afferma che ogni problema la riguarda, e chiede di prendere la parola su tutto. ”

Robin Morgan

27 marzo 2014 20:21 1 comment

1 febbraio YO DECIDO – DECIDO IO AL FIANCO DELLE DONNE SPAGNOLE PER UN ABORTO LIBERO E SICURO

1 febbraio YO DECIDO – DECIDO IO AL FIANCO DELLE DONNE SPAGNOLE PER UN ABORTO LIBERO E SICURO
YO DECIDO – DECIDO IO
AL FIANCO DELLE DONNE SPAGNOLE
PER UN ABORTO LIBERO E SICURO
SABATO 1 FEBBRAIO ORE 15
SOTTO IL CONSOLATO SPAGNOLO IN PIAZZA CASTELLO A TORINO
INIZIATIVA DI SOLIDARIETA’ E CONTROINFORMAZIONE
(PRESIDIO E VOLANTINAGGIO)
Collettivi Femministi, Associazioni di Donne e Singole di Torino
Al fianco delle Donne Spagnole
Per l’Autodeterminazione
 
IL PRIMO FEBBRAIO, AL FIANCO DELLE DONNE SPAGNOLE
PER UN ABORTO LIBERO E SICURO!
In questi giorni il nemico dichiarato del governo spagnolo sembrano essere le donne, con un progetto di legge antiaborto significativamente denominata “Legge organica di protezione dei diritti del Concepito e della Donna in gravidanza” che, vista la maggioranza di cui gode il Partito Popolare, sembra destinato a riportare indietro le lancette del tempo.
Dall’essere un diritto, come nella legge Zapatero del 2010, l’aborto torna ad essere reato, sebbene depenalizzato, e consentito in due sole circostanze, in caso di violenza sessuale o se sussistono gravi rischi per la salute fisica o psicologica della donna. In tutti gli altri casi, sarà vietato per legge, con l’ovvia e terribile conseguenza di un ritorno agli aborti clandestini. La legge, che fa carta straccia della precedente, si presenta dunque ancor più restrittiva di quella in vigore dal’85 al 2010, di cui in parte ricalca l’impianto.
I gravi rischi devono essere certificati e motivati da due specialisti diversi dal medico che eseguirà l’interruzione di gravidanza. Nel primo caso il termine scade alla dodicesima settimana, e solo se la violenza è stata denunciata, mentre nel secondo il limite è fissato a ventidue settimane. Le motivazioni dovranno essere valutate da specialisti della patologia, dopo di che la donna sarà costretta ad attendere altri setti giorni prima di una decisione definitiva, che altri avranno preso per lei.
Anche la ricerca di un medico disponibile a praticare l’intervento potrà rivelarsi una corsa a ostacoli, dato che la legge introduce l’obiezione di coscienza per tutto il personale sanitario (dalla diagnosi all’intervento) e proibisce la pubblicità di cliniche in cui si pratichi l’aborto. Altro elemento di forte dibattito è la scomparsa del comma in cui si dettagliava il diritto ad abortire in caso di malattie o malformazioni del feto, ora lasciato all’ambiguità; il diritto all’aborto sarebbe esteso oltre la ventiduesima settimana solo in caso di “anomalia del feto incompatibile con la vita”, di cui fosse stata impossibile una diagnosi previa.
Inoltre, alle minorenni non basterà supplicare i sanitari di firmare il nulla osta, sarà indispensabile anche quello dei genitori, “chiamati a partecipare”. Controllare l’esuberanza di questi corpi è responsabilità della famiglia, come i loro peccati, da punire come dio comanda.
Dunque se la nuova legge sarà approvata in Parlamento, saranno medici e psichiatri a tenere in ostaggio i corpi delle donne, ad emettere una sentenza di condanna o assoluzione. Quali saranno gli standard con cui stimare il grave rischio psicologico, a chi il potere di determinare una scelta che dovrebbe essere solo delle donne?
E QUI DA NOI, CHE ARIA TIRA?
La legge 194 che regolamenta l’interruzione volontaria di gravidanza in Italia, è da anni sempre più a rischio di disapplicazione. La difficoltà di accedere all’IVG rischia di implementare la zona grigia degli aborti clandestini, anch’essi in crescita. Si tratta tuttavia di un collasso annunciato, a causa di una legge che nasce già carente in materia dilimitazione dell’obiezione di coscienza, consentendo di fatto la situazione attuale, che ormai sfiora l’emergenza in molte regioni italiane. Un esempio su tutti, quello della regione Lazio, dove l’obiezione registra un inquietante 91%.
E in Piemonte? Benché ancora al di sotto della media nazionale, anche nella nostra regione il dati sono  preoccupanti: al 2012, il 67,5% dei/delle ginecologi/he e il 40% degli/le anestesisti/e erano obiettori/trici. A Torino i/le ginecologi/he obiettori rappresentano il 84,6% nella ASL To1, il 69,2% nella ASL To2, il 61,53% in To3, 68,96% in To4, il 61,20% in To5. Nelle altre provincie si registrano situazioni ancor più critiche, in particolare a Novara dove un solo medico è attivo, di Alessandria (2 medici) e di Cuneo (3 medici).
Ma non basta! In Piemonte, come in altre regioni italiane, i movimenti antiabortisti si fanno strada a colpi di leggi e delibere che permetterebbero loro di entrare nei consultori pubblici, trasformandoli in luoghi di predica e propaganda oscurantista, interferendo così nella libera scelta delle donne ad intraprendere il percorso dell’IVG. Qui in Piemonte questi interventi legislativi si chiamano Delibera Ferrero (2010) e Proposta di Legge 160 (2011), entrambi promossi dal governo regionale di destra di Roberto Cota.
Invece di vietare l’aborto e di limitare la libertà di scelta delle donne in materia di sessualità e maternità, o di spendere soldi pubblici per finanziare l’intervento privato degli antiabortisti nei presidi sanitari pubblici, costruiamo altri percorsi, questi sì, di consapevolezza e liberazione, quali la prevenzione, la contraccezione e l’educazione sessuale nelle scuole.
Ci troviamo di fronte non solo ad una vera e propria aggressione alle donne nel principio stesso di autodeterminazione di sé, ma anche ad una ridefinizione culturale, politica, sociale ed economica dei ruoli, dei comportamenti e delle realtà che le donne abitano e costruiscono per se stesse.
Siamo oggi al fianco delle donne spagnole, consapevoli che il percorso di conquista delle nostre libertà passa necessariamente dalla lotta.
LA MATERNITA’ NON SI IMPONE, SI RISPETTA
LA MATERNITA’ NON SI ACCETTA, SI SCEGLIE
SUL CORPO DELLE DONNE DECIDONO LE DONNE
 
Collettivi Femministi, Associazioni di Donne e Singole di Torino
Al fianco delle Donne Spagnole
Per l’Autodeterminazione
Da tutte le regioni dello Stato Spagnolo, il 1° febbraio, migliaia di donne raggiungeranno la stazione di Atocha a Madrid per protestare contro il progetto di legge del governo Rajoy.
Alle ore 12.00 un corteo si recherà sotto l’Assemblea dei Deputati, per consegnare il seguente testo al Capo del Governo, al Presidente del Parlamento, alla Ministra Ana Mato, al Ministro Alberto Ruiz Gallardón (autore della proposta di legge) e ai vari gruppi parlamentari.
In questa giornata, in Europa ed in Italia, sono state organizzate azioni di solidarietà e di controinformazione.
Qui di seguito, Yo Decido, l’appello delle donne spagnole per la giornata:
Poiché io decido in base alla mia autonomia morale, che è la base della dignità di una persona, non accetto nessuna imposizione o proibizione riguardo i miei diritti sessuali e riproduttivi che riguardano la mia piena realizzazione come persona. Come essere umano autonomo mi rifiuto ad essere sottomessa a trattamenti denigranti, che influenzino la mia decisione di essere o non essere madre.
Poiché sono libera invoco la libertà di coscienza come il bene supremo sul quale possa basare le mie scelte. Considero cinici quelli che si appellano alla libertà per restringerla e malevoli quelli che, non importandogli affatto la sofferenza causata, vogliono imporre a tutti i loro principi di vita basati su ispirazioni divine. Come essere umano libero rifiuto di accettare una maternità forzata e un regime di tutela che condanna le donne alla considerazione di minorenni nei confronti delle loro decisioni in materia sessuale e riproduttiva.
Poiché vivo in una democrazia e sono democratica non accetto le regole del gioco che delineano diritti di peccato e leggi di religione. Nessuna maggioranza politica nata dalle urne, neanche se con maggioranza assoluta, è legittimata a convertire diritti in reati e obbligarci a seguire principi religiosi mediante sanzioni penali. Come cittadina esigo da quelli che ci governano che non trasformino il potere democratico, salvaguardia della pluralità, in dispotismo.
Poiché io decido, sono libera e vivo in una democrazia, esigo da qualsiasi governo che promulghi leggi che favoriscano l’autonomia morale, preservi la libertà di coscienza e garantisca la pluralità e diversità di interessi.
Poiché io decido, sono libera e vivo in una democrazia, esigo che si mantenga l’attuale “Legge per la salute sessuale e riproduttiva e per l’interruzione volontaria della gravidanza”, per favorire l’autonomia morale, preservare la libertà di coscienza e garantire la pluralità degli interessi di tutte le donne.
30 gennaio 2014 20:18 0 comments

CS: movimento antiabortista all’Università di Torino: un convegno blindato

CS: movimento antiabortista all’Università di Torino: un convegno blindato
Oggi, 24 gennaio 2014, presso l’aula Bocci del Dipartimento di scienze Chirurgiche dell’Università degli studi di Torino,  si è svolto il convegno della FEDERVITA PIEMONTE, patrocinato dalla Regione Piemonte e validante 5 ECM per l’aggiornamento professionale.
Abbiamo deciso, insieme alle donne, studentesse e personale ospedaliero presente in loco di distribuire dei volantini recanti il  comunicato di “distanza” emanato dall’Ufficio Stampa dell’Ateneo e un testo contenente le ragioni del nostro dissenso e sdegno per la presenza di questo tipo di propaganda antiabortista all’interno di una struttura pubblica universitaria e ospedaliera.
Ciò a cui abbiamo assistito è stato un abuso di potere dovuto certamente all’ingerenza e al sostegno politico di cui queste organizzazioni godono presso la giunta leghista che presiede la Regione Piemonte
Al nostro arrivo diversi agenti delle forze dell’ordine presidiavano le entrate, gli interni e numerose camionette stanziavano davanti all’entrata dell’Ospedale.
La presenza di un tale numero di agenti e mezzi era del tutto ingiustificata e di tale sproporzione da palesare un chiaro intento intimidatorio.
Durante il volantinaggio, inaspettatamente, gli agenti hanno richiesto i documenti alle donne presenti. Una volta effettuati i controlli, in maniera del tutto immotivata, hanno cercato di allontanarle minacciando di non restituire il documento.
Abbiamo percepito in maniera evidente la volontà provocatoria di cercare “l’incidente”al solo fine di smarcare i vari soggetti pubblici coinvolti dalle responsabilità politiche.
Il tentativo, dunque, si è manifestato nell’intimidazione e provocazione al fine di mistificare poi l’azione di controinformazione in attività violente delle partecipanti.
Dunque, ci sorgono spontanee altre domande da rivolgere alla nostra amministrazione.
– In che modo viene garantita la pluralità e la libera manifestazione del dissenso, considerando la dubbia legittimità dell’iniziativa che è stata disconosciuta prima dalla  Azienda ospedaliera poi dalla stessa Università che la ospitava nei propri locali?
– Come mai non si bada a spese nell’impiego delle forze dell’ordine?
Ma soprattutto:
– come mai l’associazione Ora et labora presidia mensilmente l’entrata dell’Ospedale Sant’Anna con una croce nera con piccoli feti-bambini rosa attaccati senza destare nessuna preoccupazione?
 vedi –> http://www.youtube.com/watch?v=skpPkod5R0Q
La risposta sarà da individuarsi nell’illegittimità di questo governo regionale e nel lavoro di costruzione di lobby che in questi anni sta portando avanti?
Collettivo AlterEva
24 gennaio 2014 19:04 0 comments

19 giugno 2011 libere di fatto- i diritti sono il nostro pride

19 giugno 2011 libere di fatto- i diritti sono il nostro pride

LIBERE DI FATTO

Viviamo nel Paese della libertà, dove tutto è possibile, dove ogni comportamento è lecito. I nostri sogni sono sempre realizzabili e qualunque lavoro accessibile. I retaggi della cultura patriarcale sono ormai in soffitta. L’evoluzione dei costumi ha portato ad una libera sessualità. Le donne possono lavorare ed essere a capo di ministeri e di Confindustria. L’omosessualità non è più una malattia contagiosa. Siamo nella società del benessere, dove tutto può essere comprato e raggiunto. E gli episodi di omofobia e sessismo sono sporadici atti di bullismo che l’opposizione cavalca per strumentalizzare l’informazione a danno della santa maggioranza.
…o così sembra…
Eppure viviamo in un Paese dove precariato è sinonimo di lavoro, dove lo Stato non è garante dell’uguaglianza sociale, dove l’omosessualità è sopportata a fatica, dove le aggressioni non sono impedite ma sottovalutate, dove l’aborto viene ancora considerato una colpa da espiare col dolore.
Possiamo davvero dirci libere e liberi di scegliere?
Per poter essere veramente libere e liberi abbiamo bisogno che le istituzioni non si pongano come primo ostacolo tra noi e i nostri diritti.
In Italia ancora oggi non esiste la possibilità di sposarsi per persone dello stesso sesso e nemmeno un riconoscimento delle coppie di fatto, persone che da anni condividono un percorso di vita e sono a tutti gli effetti una famiglia. Nella nostra Regione il neo eletto Cota ha dichiarato di voler boicottare in ogni modo l’utilizzo della RU 486 e nel resto del Paese il panorama non è migliore: continuano ad innalzarsi nuove barriere tra le donne e il loro diritto di scegliere sul proprio corpo.
Ma, se anche le coppie di fatto fossero riconosciute, se persone dello stesso sesso potessero sposarsi, se l’aborto, la maternità e l’autodeterminazione fossero giuridicamente garantiti e non più condizionati da una politica prona di fronte al Vaticano, tutto ciò non basterebbe.
La libertà non può restare una bella parola sulla carta, né la promessa mai mantenuta del partito di maggioranza. Perché la parola libertà riacquisti il suo senso è necessario che sia presente nelle vite di tutte e tutti noi, lo Stato deve essere il custode dei diritti non il primo a violarli.
Vogliamo che nell’accesso al lavoro l’essere donna non sia un fattore discriminante e che la smania di ricchezza di pochi non ci obblighi a vivere un’esistenza precaria e incerta. Vogliamo che l’università torni a svolgere il suo ruolo sociale e che sia un luogo di libera ricerca e non un luogo di sfruttamento in cui la ricercatrici precarie non hanno neanche diritto alla maternità. Crediamo che la maternità non debba essere vissuta come un evento pregiudizievole per il mantenimento del posto di lavoro ma come un momento che ognuna di noi deve poter vivere serenamente.
Non capiamo come Cota e i suoi colleghi di maggioranza abbiano la spudoratezza di dirsi pro vita, famiglia e libertà quando attuano politiche sociali distruttive, sostengono il precariato, approvano contratti in cui si diminuiscono i permessi familiari, tolgono il tempo pieno, boicottano la RU486, favoriscono l’obiezione di coscienza di medici e farmacisti, smantellano e privatizzano il servizio sanitario e arrivano addirittura a negare il diritto alla salute ai migranti.
Chiediamo che la famiglia sia davvero tutelata e ciò sarà possibile solo se tutte le libere unioni di persone che si amano potranno condividere un percorso comune senza ostacoli. Vogliamo che tutti e tutte abbiano i mezzi per poterla creare come desiderano, indipendentemente dall’orientamento sessuale, dalle condizioni economiche e dal lavoro che svolgono.
Esigiamo che la vita non sia più messa in discussione. Difendiamo la vita di tutte quelle donne che morivano e muoiono tutti i giorni di aborto clandestino, la vita delle donne e degli uomini migranti che non possono curarsi per la paura di venire denunciati che devono avere libero accesso alle strutture sanitarie, la vita di chi in un futuro poterebbe non permettersi le cure in un sistema sanitario privatizzato.
Oggi, 19 giugno, è la prima tappa di un percorso che riunisce donne, migranti e associazioni LGBTQ nel comune interesse per la salvaguardia dei valori di laicità, autodeterminazione, antirazzismo e antifascismo.
Collettivo AlterEva

22 gennaio 2014 15:44 1 comment