commento- proposta di legge di riforma dei consultori n°160 14.09.2011

commento- proposta di legge di riforma dei consultori n°160 14.09.2011

Titolo I.

DEFINIZIONI ED ISTITUZIONE DEI CONSULTORI FAMILIARI

Art. 1

(Famiglia)

1.

 

La Regione Piemonte riconosce il valore primario della famiglia, intesa quale società naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, ai sensi dell’ articolo 29 della Costituzione e dell’articolo 16 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo, promuove ed attua un’azione di politica sociale diretta alla sua tutela, promozione e valorizzazione.

 

Vuol dire che la regione non riconosce le coppie  di fatto….tantomeno gay.

….perchè malati i gaysmo, sono soggetti pericolosi che ,se innamorati,  potrebbero figliare e trasmettere alle generazioni future la malattia del gaysmo.

 

2.

 

La Regione Piemonte riconosce la famiglia come struttura sociale primaria, ne regola e ne rispetta l’autonomia giuridica, etica, sociale ed economica in conformità alla Costituzione della Repubblica italiana, alla Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo, ai Patti internazionali sui diritti economici, sociali e culturali e sui diritti civili e politici, alla Convenzione sui diritti del fanciullo, alla Convenzione Europa per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e della Libertà fondamentali, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

La singola????

 

e3.

 

 

La Regione Piemonte tutela la vita nascente ed il figlio concepito come membro della famiglia.

 

Cosa vuol dire vita nascente?

non vuol dire nulla..è un concetto astratto e dai contorni non definiti

Potrebbe essere l’embrione, il feto, l’ovulo, lo sperma…insomma dalle pugnette in poi è tutto vita nascente…attenzione uomini, nel mondo dei sogni potreste fare una strage

Art. 2

(Riconoscimento delle istituzioni sociali con fini pubblici)

1.

 

La Regione riconosce alla famiglia, alle associazioni di famiglie e alle organizzazioni senza scopo di lucro – che promuovono la stabilità familiare, la cultura familiare e i servizi per la famiglia nel rispetto degli articoli 2, 3, 29, 30, 37 e 53 della Costituzione italiana e delle leggi statali – la funzione ed il ruolo di istituzioni sociali, costituite nell’esercizio dei diritti fondamentali di libertà della persona, i cui fini conformi all’ordinamento sono recepiti come fini pubblici.

Titolo II.

FUNZIONI, INTERVENTI E GESTIONE

Art. 3

(Funzioni)

1.

 

I consultori familiari svolgono funzioni di consulenza, di intervento, di prevenzione e di organizzazione nell’ambito dei seguenti settori:

a)

 

educativo;

b)

 

Giuridico;

c)

 

Psicologico;

d)

 

Sanitario;

e)

 

Socio – assistenziale.

 

Le finalità dei consultori devono essere quelle del movimento pro-life (destra+chiesa) contrari all’aborto e alla contraccezione d’emergenza(no pillola del giorno dopo, per esempio)

 

Art. 4

(Il settore educativo)

1.

 

I consultori familiari promuovono e svolgono attività formative rivolte alle famiglie ed ai loro singoli componenti aventi ad oggetto la tutela della vita familiare, in particolare:

a)

 

i diritti ed i doveri facenti capo alla famiglia, secondo i principi sanciti dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione e le norme ordinarie vigenti nell’ordinamento italiano;

b)

 

la preparazione della coppia al matrimonio;

c)

 

la procreazione responsabile ed il rispetto della vita fin dal concepimento;

d)

 

l’educazione dei figli;

e)

 

la preparazione della coppia e della famiglia all’esercizio delle funzioni sociali;

f)

 

la sessualità.

 

Possibile che siano le prime due funzioni dei consultori?

È la salute? E la donna? Non commentiamo perchè è evidente

 

 

2.

 

Le attività di cui al comma precedente sono attuate anche attraverso l’organizzazione e la gestione di corsi scolastici, da convenire con gli organi collegiali della scuola e le autorità competenti, e di corsi pubblici.

Art. 5

(Il settore giuridico)

1.

 

I consultori familiari offrono consulenza giuridica alle famiglie in materia di diritto di famiglia e di diritto minorile, in particolare:

a)

 

consulenza prematrimoniale;

b)

 

consulenza in ordine ai conflitti tra coniugi, anche in sede giudiziaria e alla loro possibile soluzione;

c)

 

consulenza in materia di affidamento e adozione;

d)

 

consulenza dei coniugi nelle relazioni con la scuola, il mondo del lavoro, le amministrazioni private e pubbliche.

Art. 6

(Il settore psicologico)

1.

 

I consultori familiari provvedono:

a)

 

al sostegno ed alla cura delle relazioni familiari ed, in particolare, alla preparazione ed al sostegno psicologico alla genitorialità all’interno della famiglia naturale, adottiva, ed affidataria, avendo riguardo specifico del minore;

b)

 

a contribuire, nell’assoluto rispetto riguardo alla posizione della religione e della cultura di appartenenza, alla maturazione nell’ambito psico-affettivo e sessuale dei singoli componenti la famiglia, in particolare, dei minori, interagendo con le istituzioni scolastiche, gli oratori, le comunità giovanili, gli enti e le associazioni che perseguono analoghi scopi;

c)

 

alla promozione ed attuazione di attività di prevenzione e sostegno del disagio psichico giovanile e familiare, anche in relazione ai problemi derivanti dall’uso di droga e di alcol.

Art. 7

(Il settore sanitario)

1.

 

nsultori familiari erogano prestazioni di consulenza e assistenza sanitaria nell’ambito della ginecologia e ostetricia, della pediatria e della sessuologia ed, in generale, di ogni altra attività sanitaria presupposta o connessa con quelle specificatamente indicate, con particolare riferimento alla procreazione responsabile, alla sterilità coniugale, alle problematiche relative alla tutela della vita del concepito ed alla pratica dell’aborto.

Art. 8

(Il settore socio – assistenziale)

1.

 

nsultori familiari svolgono attività di informazione, di orientamento e di sostegno delle famiglie e dei suoi componenti in particolare, nell’ambito del settore socio – assistenziale, al fine di rimuovere e superare situazioni di bisogno e di difficoltà in cui le stesse possono versare.

2.

 

nsultori familiari collaborano con i centri per l’impiego al fine di offrire un reale sostegno all’inserimento lavorativo dei singoli componenti della famiglia.

Art. 9

(Tutela della maternità e del concepito)

1.

 

I consultori familiari tutelano la vita umana, la maternità ed il figlio concepito, quale membro della famiglia e della società; offrono e promuovo, anche ai sensi dell’articolo 1, secondo e terzo comma, legge 22 maggio 1978, n. 194, servizi socio-sanitari per evitare che l’aborto sia usato come mezzo di controllo e di limitazione delle nascite.

Iniziamo con la repressione organizzata:

1)Il personale dei consultori deve prendere posizione contro l’aborto

2) per evitare che l’aborto sia usato come mezzo di controllo e di limitazione delle nascite…..Commento: “feconda una donna ogni volta che l’ami così sarai uomo di fede…”

 

 

2.

 

Le aziende sanitarie locali danno avvio alle opportune collaborazioni con i Centri per la tutela della maternità e alla vita nascente di cui all’articolo 26 per realizzare, in attuazione dell’articolo 1, secondo e terzo comma, legge 22 maggio 1978, n. 194, sinergie volte a rimuovere le cause di ricorso all’aborto. A tal fine stipulano con detti Centri, su impulso dei medesimi, appositi Accordi per la gestione dei servizi e delle consulenze di cui al presente articolo che consentano la presenza dei volontari dei Centri presso i locali dei Consultori e lo svolgimento delle attività di cui al comma successivo.

3.

 

I volontari dei Centri, nel rispetto della legge 22 maggio 1978, n. 194 e della presente legge regionale, in applicazione delle norme statutarie dell’associazione di appartenenza e dei propri regolamenti, svolgono le seguenti attività:

a)

 

nel rispetto delle modalità fissate negli Accordi di cui al secondo comma, anche tramite la distribuzione di materiale, informano, in totale autonomia dal personale di cui all’articolo 11, gli utenti del Consultorio sulle attività di sostegno materiale e morale prestate sul territorio regionale in favore della maternità e della vita nascente;

b)

 

al fine di rimuovere le cause che inducono la donna alla interruzione volontaria della gravidanza, collaborano con il personale del Consultorio, secondo le modalità definite negli Accordi di cui al secondo comma, avendo facoltà di partecipare al colloquio informativo con la donna di cui ai commi 6 e seguenti, ove la donna abbia prestato consenso in tal senso.

4.

 

La presenza dei Volontari dei Centri non comporta ulteriori oneri di spesa per l’Azienda sanitaria di riferimento, fatta salva la messa a disposizione di un apposito spazio, secondo le disponibilità di ciascun Consultorio.

5.

 

In presenza di richiesta di interruzione volontaria di gravidanza, accertata entro il 90° giorno, il personale del consultorio, nel rispetto dei tempi che consentano comunque di ricorrere all’aborto nei termini di cui all’ articolo 4, legge 22 maggio 1978, n. 194, procede a colloquio con la donna e, con il di lei consenso, con la coppia. Ove la donna lo consenta partecipano al colloquio i volontari dei Centri per la tutela della maternità e della vita nascente.

Il personale è autorizzato a mandare via i parenti e gli intimi della donna (marito, compagno/a, amica) se le consigliano di interrompere la gravidanza, in modo che solo loro possano parlarci privatamente.

Sequestro di persona?

Mavva…talento nel creare i presupposti per l’intimidazione.

Nota: QUESTA E’ LA PRIMA VOLTA CHE NELLA PROPOSTA VIENE MENZIONATA LA DONNA

 

6.

 

Il colloquio prevede una fase di ascolto, durante la quale la madre e, con il di lei consenso, il padre del concepito, può esporre i problemi e le difficoltà sotto i molteplici profili umani, sociali, familiari, culturali ed economici, che la inducono alla richiesta di aborto. Terminata la fase di ascolto, il personale del consultorio, adempiuto l’obbligo informativo di cui all’ articolo 5, comma 1, legge 22 maggio 1978, n. 194, fornisce alla donna, anche alla presenza del padre del concepito, ove la donna lo consenta, ed in collaborazione con i volontari dei Centri per la tutela della maternità e della vita nascente, informazioni:

a)

 

sul concepimento, sulle fasi di sviluppo dell’embrione e sulle tecniche attuate in caso di interruzione della gravidanza, avvalendosi di personale medico o ostetrico;

b)

 

sui diritti spettanti alle donne in stato gravidanza previsti dalla normativa statale e regionale, nonché sui servizi sociali, sanitari ed assistenziali offerti dagli enti locali e da tutte le organizzazioni con fini sociali;

c)

 

sulla normativa lavoristica posta a tutela della maternità e in materia di adozioni e riconoscimento del nascituro;

d)

 

sulle periodiche misure economiche previste per la maternità dalla presente legge e dall’ordinamento regionale e statale, con l’obiettivo di sostenere la donna sia durante la gravidanza che dopo il parto;

e)

 

sull’assistenza psicologica alle donne nel periodo previsto dall’ articolo 5, comma 4, legge 22 maggio 1978, n. 194.

7.

 

Le informazioni rese alla donna e alla coppia o rifiutate, sono raccolte con documentazione scritta, sottoscritta dalla donna, dal padre del concepito, se presente, e dal personale del Consultorio. Al termine del colloquio, il personale del Consultorio redige un Progetto personalizzato, sottoscritto anche dalla donna, la quale presta il proprio consenso o dissenso informato alle proposte alternative all’interruzione della gravidanza. La sottoscrizione del Progetto è condizione per accedere ai benefici erogati dal Fondo regionale per la vita di cui all’articolo 24 della presente legge e non preclude il ricorso alla interruzione volontaria della gravidanza nel rispetto dei tempi e dei modi di cui alla legge 22 maggio 1978, n. 194, qualora la donna revochi il proprio consenso al Progetto dopo averlo sottoscritto. Ove la donna ricorra ad interruzione della gravidanza decade dai benefici erogati dal Fondo regionale per la vita.

1)nella pratica: per ricorrere all’interruzione di gravidanza devi firmare un atto ed essere schedato, magari regaleranno anche delle spillette gialle da mettere al braccio…

2)se decidi di portare avanti la gravidanza preparano un “progetto educativo” per il futuro figlio

3) se la madre non firma il progetto non avra il contributo economico per il figlio……Il piccolo ballilla torna di moda…effettivamente ci hanno  sempre tenuto molto a prenderli da piccoli  ….

 

 

 

8.

 

Nel Progetto di cui al comma precedente sono descritti i diversi interventi attivati e da attivare, non solo per il periodo di gravidanza e puerperio, ma anche più a lungo termine, con l’obiettivo di aiutare la mamma, il bambino e la famiglia ad acquisire un adeguato livello di autonomia e di stabilità affettiva e relazionale. Il Progetto deve contemplare la figura del “responsabile del Progetto” individuato tra il personale di cui all’articolo 11 della presente legge; il personale deve avere preso parte al colloquio di cui ai commi 6 e seguenti e rimane a disposizione della donna per tutto il corso di svolgimento del Progetto come referente per fornire informazioni e consulenza.

9.

 

Qualora la donna, al termine del colloquio di cui ai commi 5 e seguenti, decida di interrompere la gravidanza, si applica il procedimento disciplinato dalla legge 22 maggio 1978, n. 194.

10.

 

Le strutture ed i servizi ospedalieri di cui all’ articolo 8, legge 22 maggio 1978, n. 194, che ricevono la donna per la pratica dell’intervento e gli esami prericovero, in presenza di certificazione sanitaria per interruzione volontaria di gravidanza rilasciata dal medico curante, e non da consultorio familiare pubblico o privato accreditato, con motivazione di ordine prevalentemente economico, al fine di consentire alla donna una valutazione delle opportunità e risorse di aiuto per la prosecuzione della gravidanza, mettono in contatto la donna, nel rispetto della disciplina dei termini dei cui all’articolo 4, legge 22 maggio 1978, n. 194, con il consultorio più vicino alla sua residenza.

 

Quindi se il tuo medico ti fa l’impegnativa, non va bene.

Devi per forza andare al consultorio a parlare con loro e a firmare “il foglio di via” per l’IGV

ecco qui il talento squadrista: ordinato, calcolato, efficiente

 

11.

 

Fermo restando l’obbligo di denuncia all’Autorità giudiziaria nei casi previsti dalla legge, il personale del Consultorio si adopera al fine di rimuovere eventuali influenze parentali o di altre persone sulla donna tali da indurla a fare ricorso all’interruzione volontaria della gravidanza, impedendole l’esercizio e il godimento della maternità.

 

 

Art. 10

(Cooperazione con l’Autorità giudiziaria)

1.

 

I consultori promuovono opportuni rapporti con l’Ufficio del Giudice tutelare, con il Tribunale per i minorenni e con le strutture giudiziarie operanti nel settore del diritto di famiglia.

2.

 

I consultori cooperano con l’autorità giudiziaria, qualora sia richiesto il loro intervento, nei procedimenti relativi alle questioni concernenti il diritto di famiglia e il diritto minorile, in particolare:

a)

 

nei procedimenti di autorizzazione del minore a contrarre matrimonio;

b)

 

nei procedimenti relativi alla mediazione e alla separazione dei coniugi, allo scioglimento e alla cessazione degli effetti civili del matrimonio;

c)

 

nei procedimenti relativi all’invalidità del matrimonio;

d)

 

nei procedimenti relativi al riconoscimento dei figli naturali;

e)

 

nei procedimenti relativi all’adozione e all’affidamento;

f)

 

nei procedimenti relativi alla tutela, curatela e alle questioni patrimoniali concernenti i minori, i disabili, gli anziani e le persone incapaci di intere e volere.

Art. 11

(Composizione del personale)

1.

 

Per lo svolgimento delle proprie attività, i consultori si avvalgono di personale di consulenza e di assistenza in possesso di titoli qualificanti, nonché dell’abilitazione all’esercizio professionale, ove prevista, e dell’iscrizione al relativo albo.

2.

 

In ciascun consultorio familiare deve essere garantita la presenza delle seguenti figure professionali:

a)

 

consulente familiare per l’accoglienza ed il ordinamento degli interventi;

b)

 

esperto in materia di bioetica;

c)

 

assistente sociale;

d)

 

consulente legale (giurista);

e)

 

medico generico;

f)

 

specialista in ginecologia;

g)

 

specialista in ostetricia;

h)

 

medico pediatra;

i)

 

specialista in psicologia;

j)

 

specialista in psichiatria;

k)

 

specialista in pedagogia;

l)

 

mediatore familiare.

3.

 

Possono anche far parte dell’équipe consultoriale esperti in discipline antropologiche e sociali, esperti dell’insegnamento di metodi di regolazione naturale della fertilità, esperti in economia e programmazione familiare, oltre che personale volontario, purché in presenza di specifici titoli.

4.

 

Può essere ammesso a svolgere attività nei consultori familiari personale tirocinante che frequenti corsi per operatori socio sanitari nonché l’Università e le facoltà e i dipartimenti relativi alle materie di cui al comma 2.

5.

 

Il personale tirocinante ed il personale volontario non è retribuito.

6.

 

Ogni servizio consultoriale è integrato da adeguato personale di segreteria ed ausiliario.

7.

 

Tutto il personale addetto ai consultori di cui alla presente legge frequenta i corsi programmati dalla Regione in relazione allo svolgimento delle proprie funzioni.

8.

 

Al fine di assicurare la presenza all’interno dei consultori di ciascuna delle figure professionali indicate nel comma 1, i consultori possono stipulare convenzioni con enti pubblici ovvero con organismi non lucrativi di utilità sociale, organismi di cooperazione, organizzazioni di volontariato, associazioni ed enti di promozione sociale, fondazioni, enti di patronato ed altri soggetti privati.

Art. 12

(Corsi di qualificazione e specializzazione degli operatori dei consultori)

1.

 

La Regione programma e promuove corsi di qualificazione e aggiornamento professionale del personale addetto ai consultori familiari e dei volontari dei Centri per la tutela della maternità e della vita nascente.

2.

 

I corsi indicati al precedente comma devono essere interdisciplinari, sia in ordine alla qualifica dei partecipanti, sia in relazione ai contenuti degli insegnamenti e devono tendere a chiarire le varie competenze e le possibili interdipendenze socio-sanitarie dei problemi, nel rispetto dello spazio professionale dei singoli operatori. I corsi si concludono con il rilascio di un attestato di merito.

3.

 

Le modalità di svolgimento dei corsi, i programmi e i contenuti formativi sono stabiliti con apposito regolamento proposto dalla Giunta e approvato dal Consiglio regionale.

4.

 

La Giunta regionale espleta la vigilanza sul funzionamento dei corsi.

Art. 13

(Collaborazione con i centri di ricerca, gli istituti, le società scientifiche e le strutture giudiziarie)

1.

 

Per lo sviluppo dei livelli di conoscenza scientifica nelle discipline attinenti la materia regolata dalla presente legge, la Giunta regionale promuove opportune iniziative per la collaborazione con le Università, gli istituti e le società scientifiche locali.

2.

 

Nell’ambito dei servizi previsti dalla presente legge, sono promossi opportuni rapporti con l’ufficio del giudice tutelare, con il tribunale per i minorenni e con le strutture giudiziarie operanti nel settore del diritto di famiglia.

Art. 14

(Metodologia d’intervento)

1.

 

L’attività di consulenza ha carattere di interdisciplinarietà ed il metodo di lavoro è quello di gruppo sottoposto a periodici momenti di verifica.

2.

 

I consultori collaborano con i servizi sociali, con le associazioni familiari, con i centri di aiuto alla vita e con tutti gli organismi e le associazioni che si prefiggono scopi analoghi o convergenti con la presente legge, al fine di creare un lavoro di rete.

3.

 

Il regolamento dei consultori familiari deve disciplinare anche l’organizzazione del lavoro, nel rispetto del metodo di gruppo, secondo i criteri di distribuzione di responsabilità e dei campi di intervento di ciascun operatore.

4.

 

Il servizio consultoriale deve tenere conto delle esigenze di informazione dei gruppi e delle comunità, oltreché dei singoli, intervenendo in modo particolare, anche al fine di promuovere la formazione di una coscienza socio-sanitaria, nei luoghi di lavoro, quartieri, scuole e comunità in genere.

5.

 

Il servizio consultoriale promuove, inoltre, incontri specifici con i gruppi omogenei interessati, per l’individuazione dei fattori di rischio che minacciano la salute psico-fisica della donna e del concepito, al fine di rimuovere e prevenire le cause.

6.

 

Nel rapporto utente-operatore si deve assicurare all’utente un ruolo attivo nella gestione dei problemi di carattere personale e di quelli del funzionamento del consultorio. A tale fine devono essere messi a disposizione locali per riunioni e gli strumenti informativi che consentano dibattiti, confronti e verifiche, nonché momenti specifici di aggregazione.

Art. 15

(Strutture sociosanitarie)

1.

 

I servizi consultoriali, ai fini dell’assistenza, si avvalgono degli enti operanti nel territorio, sia per esami di laboratorio e radiologici, sia per ogni altra ricerca idonea al conseguimento delle finalità previste dalla presente legge.

2.

 

Gli enti ospedalieri ed i presidi specialistici degli enti pubblici di assistenza sanitaria sono tenuti a fornire le prestazioni loro richieste, senza che ciò costituisca un onere di spesa a carico dell’utente.

Art. 16

(Prestazioni)

1.

 

L’onere delle prestazioni dei prodotti farmaceutici e di ogni mezzo contraccettivo é a carico dell’ente o del servizio cui compete l’assistenza sanitaria o della Regione nel caso di cittadini non abbienti o sprovvisti di altra forma di assistenza farmaceutica o del servizio consultoriale quando particolari implicazioni di riservatezza lo impongano.

2.

 

Le altre prestazioni offerte da parte dei consultori sono gratuite per tutti i cittadini italiani e per gli stranieri residenti o che soggiornino, anche temporaneamente, sul territorio nazionale.

Titolo III.

ALTRI SERVIZI CONSULTORIALI

Art. 17

(Altri servizi consultoriali presenti nel territorio)

1.

 

La Giunta Regionale autorizza l’istituzione di servizi consultoriali da parte di istituzioni o enti pubblici e privati che abbiano finalità sociali, sanitarie ed assistenziali, senza scopo di lucro, sempreché rispondano, a tutte le finalità ed alla metodologia di intervento di cui alla presente legge.

2.

 

La Giunta Regionale verifica la rispondenza del funzionamento dei servizi consultoriali autorizzati alle disposizioni legislative regionali e statali vigenti.

Art. 18

(Convenzione fra Enti locali ed Enti pubblici e privati)

1.

 

I Comuni, i Consorzi di Comuni e le Comunità Montane, per il raggiungimento delle finalità di cui alla presente legge, possono stipulare convenzioni con le Istituzioni e gli Enti di cui al precedente articolo.

2.

 

In tali casi, ove non venga prevista nell’ambito della convenzione la gestione diretta del servizio da parte di Comuni, Consorzi di Comuni e Comunità Montane, le istituzioni e gli altri enti pubblici e privati devono possedere i seguenti requisiti:

a)

 

assicurare tutte le prestazioni indicate nel Titolo II;

b)

 

disporre del personale indicato nel precedente articolo 12;

c)

 

garantire una metodologia di intervento a norma del precedente articolo 14.

3.

 

La Giunta Regionale, esaminate le proposte di convenzione dei Comuni, Consorzi di Comuni e Comunità Montane, può inserire i servizi consultoriali convenzionati nel programma annuale per la ripartizione dei finanziamenti a tali scopi destinati.

Art. 19

(Funzioni di Vigilanza)

1.

 

La Giunta Regionale esercita il controllo e la vigilanza su tutti i servizi consultoriali previsti dalla presente legge.

2.

 

Le funzioni di vigilanza sui servizi consultoriali non convenzionati, istituiti dalle istituzioni pubbliche e private di cui all’articolo 17 della presente legge, sono delegate ai Comuni, Consorzi di Comuni e Comunità Montane, dove sono ubicati i servizi medesimi.

Titolo IV.

LOCALIZZAZIONE E PROGRAMMAZIONE DEGLI INTERVENTI

Art. 20

(Programmazione degli interventi)

1.

 

La Giunta Regionale, sulla base delle proposte dei Comuni, dei Consorzi di Comuni e delle Comunità Montane, considerate le esigenze di una articolazione territoriale del servizio, redige un programma annuale da sottoporre all’approvazione del Consiglio Regionale, per il finanziamento e la localizzazione dei servizi consultoriali.

2.

 

I servizi consultoriali di cui all’articolo 17 della presente legge devono integrarsi nella articolazione territoriale del servizio, nel quadro del programma annuale fissato dalla Regione.

3.

 

Inoltre, nella predisposizione del piano annuale di intervento, devono essere osservati i seguenti criteri:

a)

 

consistenza demografica ed estensione territoriale;

b)

 

situazione socio-economica;

c)

 

stato dei servizi sanitari e sociali;

d)

 

tasso di natalità, morbosità e mortalità perinatali e infantili;

e)

 

incidenza degli aborti;

f)

 

condizioni della viabilità e dei trasporti.

Art. 21

(Criteri per la localizzazione dei servizi consultoriali)

1.

 

Al fine di realizzare servizi integrati e per la migliore utilizzazione delle strutture e risorse disponibili, i servizi consultoriali, preferibilmente, devono essere collocati in strutture comuni o quanto meno contigue agli altri servizi sociali, sanitari ed assistenziali presenti nel territorio.

2.

 

I locali adibiti ai servizi consultoriali debbono essere idonei a garantire la riservatezza del colloquio con l’utente.

Titolo V.

DOMANDE DI CONTRIBUTO E FINANZIAMENTI

Art. 22

(Proposte dei Comuni, Consorzi di Comuni e Comunità Montane Termini e contenuti)

1.

 

I Comuni, i loro Consorzi e le Comunità Montane formulano al Presidente della Giunta Regionale le proposte per l’inserimento dei servizi consultoriali nel piano regionale e per ottenere i contributi, entro il 30 giugno dell’anno precedente a quello per il quale il contributo viene richiesto.

2.

 

Le proposte di inserimento nel piano devono contenere, oltre alle indicazioni di cui alle lettere a), b), c), d), e), f) del precedente articolo 20, quelle relative a:

a)

 

programma di attuazione;

b)

 

strumenti necessari alla realizzazione;

c)

 

notizie sulla situazione dei servizi esistenti e l’indicazione di altre iniziative rispondenti alle finalità di cui alla presente legge;

d)

 

mezzi di gestione;

e)

 

previsione degli oneri di gestione.

Art. 23

(Programma annuale e piano finanziario)

1.

 

La Giunta Regionale, sulla base delle proposte formulate ai sensi del precedente articolo 22, redige il programma annuale di cui al primo comma dell’articolo 20 della presente legge e il piano di finanziamento degli enti locali ammessi a contributo.

2.

 

Il programma dei servizi consultoriali ed il piano di finanziamento sono sottoposti all’approvazione del Consiglio Regionale entro il 30 settembre dell’anno precedente a quello per il quale il programma ed il piano finanziario si riferiscono.

Titolo VI.

ISTITUZIONE DEL FONDO REGIONALE PER LA VITA

Art. 24

(Fondo regionale per la vita)

1.

 

È istituito presso la Regione Piemonte il Fondo regionale per la vita finalizzato al sostegno economico di interventi posti a tutela della maternità e della natalità.

2.

 

Beneficiari del fondo regionale per la vita sono le madri che prestano consenso informato alla proposta di Progetto di cui all’articolo 9 della presente legge.

3.

 

La Giunta regionale stabilisce annualmente l’ammontare del sostegno economico spettante ad ogni madre, tenuto conto anche del reddito familiare, con decorrenza dal momento dell’accertamento della gravidanza, fino al compimento di un anno d’età del bambino. Il sostegno economico di cui sopra può essere prorogato fino al compimento del quinto anno d’età, qualora le condizioni socio – economiche del nucleo familiare siano tali da non consentire altrimenti un’esistenza sufficientemente dignitosa.

4.

 

Il sostegno economico è utilizzabile esclusivamente per l’acquisto di beni e servizi per la madre ed il bambino.

5.

 

Il sostegno di cui al comma precedente è erogato mediante la corresponsione di un assegno mensile.

6.

 

La donna ammessa ai benefici erogati dal Fondo regionale per la vita è tenuta a conservare, fino al termine del Progetto, documentazione relativa alle modalità di utilizzo del sostegno economico, in conformità alla prescrizione di cui al comma 4.

Art. 25

(Requisiti, presentazione delle domande e sospensione dell’erogazione)

1.

 

L’erogazione del sostegno economico è subordinato alla presenza dei seguenti requisiti:

a)

 

residenza della madre nel territorio della Regione Piemonte;

b)

 

presentazione della certificazione sanitaria, rilasciata dal consultorio familiare o da strutture/servizi ospedalieri, che attesti la presenza di una gravidanza entro il novantesimo giorno;

c)

 

sottoscrizione ed effettiva partecipazione della madre al Progetto di aiuto concordato con il consultorio familiare;

d)

 

sussistenza di un reale disagio economico per la madre nel portare a termine la gravidanza.

2.

 

La domanda per l’erogazione del sostegno viene depositata dalla donna al termine del colloquio di cui all’articolo 9 della presente legge direttamente al responsabile del Progetto. Valutata la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1, la donna richiedente è ammessa all’erogazione del sostegno entro 10 giorni dalla presentazione della domanda e, comunque, in tempo utile affinché, in caso di diniego del sostegno, possa revocare il proprio consenso al Progetto e ricorrere, nei termini di legge, ad interruzione volontaria della gravidanza. L’erogazione è sospesa in caso di mancato rispetto, da parte della madre, degli impegni concordati nel Progetto che risultano dal verbale redatto ai sensi dell’articolo 9 o in caso di estinzione delle cause che hanno determinato il progetto.

Titolo VII.

ISTITUZIONE DELL’ELENCO REGIONALE DEI CENTRI DI AIUTO ALLA VITA

Art. 26

(Centri per la tutela della maternità e della vita nascente)

1.

 

Ai fini della presente legge sono Centri per la tutela della maternità e della vita nascente gli enti associativi senza scopo di lucro, anche non riconosciuti, operanti nel territorio regionale, che abbiano come finalità la promozione del valore della maternità e la tutela della vita del concepito, nonché la rimozione della cause di interruzione della gravidanza.

 

Volontari?? parificato il personale

 

Art. 27

(Istituzione e requisiti)

1.

 

Presso la Regione Piemonte è istituito un elenco regionale dei Centri per la tutela della maternità e della vita nascente presenti sul territorio regionale.

2.

 

I Centri per la tutela della maternità e della vita nascente, al fine di ottenere l’inserimento del Registro di cui al comma 1, devono presentare i seguenti requisiti:

a)

 

indicazione nello Statuto della finalità della tutela della vita fin dal concepimento e di specifiche attività inerenti il sostegno della maternità e della tutela del neonato;

b)

 

operare sul territorio piemontese da almeno 18 mesi dalla presentazione della domanda;

c)

 

esclusione di attività lucrative;

d)

 

garantire l’accessibilità al servizio almeno tre giorni alla settimana;

e)

 

disporre di una propria sede operativa idonea per lo svolgimento delle attività proprie e dotate di telefono, fax, accesso internet;

f)

 

garantire la tutela della privacy, secondo la disciplina di cui al d.lgs. 196/2003.

 

requisiti che hanno tutto

Titolo VIII.

DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE

Art. 28

(Norme abrogate)

1.

 

Con la presente legge si abrogano le disposizioni contenute nella legge regionale 9 luglio 1976, n. 39.

Art. 29

(Norme transitorie)

1.

 

Per la piena attuazione della presente legge si dovrà provvedere con gradualità nel triennio decorrente dall’approvazione della presente legge; il termine per l’attivazione dei corsi di cui all’articolo 12 è di mesi sei dall’entrata in vigore della presente legge.

Art. 30

(Norma finanziaria)

1.

 

Per l’attuazione della presente legge, allo stanziamento pari a 3 milioni di euro per il biennio 2012-2013, ripartito in 2.600.000 euro per la spesa corrente, iscritto nell’ambito dell’unità previsionale di base (UPB) DB 20011 titolo I (“sanità, promozione della salute ed interventi di prevenzione individuale e collettiva”) del bilancio pluriennale 2011-2013, e in 400.000 euro per la spesa in conto capitale, iscritto nell’ambito dell’unità previsionale di base (UP) DB 20012 TITOLO II del bilancio pluriennale per gli anni 2011-2013, si fa fronte con le risorse finanziarie individuate secondo le modalità previste dall’ articolo 8 della legge regionale 11 aprile 2001, n. 7 (Ordinamento contabile della Regione Piemonte) e dall’ articolo 30 della legge regionale 4 marzo 2003, n. 2 (Legge finanziaria per l’anno 2003).

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22 gennaio 2014 14:55 0 comments

24.01.2014 Movimento per la vita all’Università di Torino! MOBILITIAMOCI

24.01.2014 Movimento per la vita all’Università di Torino! MOBILITIAMOCI

Il 24 gennaio, il Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TORINO, ospiterà il convegno “l’inizio della vita, luci ed ombre” organizzato dalla FEDERVITA PIEMONTE, un insieme di associazioni facenti parte del movimento pro-life, un movimento fondamentalista cristiano dichiaratamente “anti-abortista” e “anti-gay”.
Per la partecipazione a questo convegno, aperto a professionisti del settore, e volontari del movimento per la vita, saranno riconosciuti 5 crediti ECM, crediti obbligatori per l’aggiornamento professionale.
La REGIONE PIEMONTE inoltre ha dato il proprio patrocinio all’iniziativa che sarà del tutto gratuita. Sorgono spontanee alcune domande: In un sistema socio-sanitario piegato da licenziamenti, blocco del turn-over, blocco delle assunzioni, mancanza di personale e personale sovraccaricato, nel quale l’aggiornamento obbligatorio richiesto da profilo professionale è tendenzialmente molto caro, come mai questo convegno è gratuito? Dove sono stati trovati i finanziamenti?
E soprattutto:
Come può un ente pubblico riconoscere valore formativo e scientifico a questa tipologia di propaganda? Questo è l’emblema degli abusi della politica nella regione Piemonte. In questo momento di degradante caduta del governo Cota, la dinamica dei favori e dei tornaconti si fa ancora più arrogante. Queste iniziative, volte ad assecondare le istanze di un “bacino di voti”, vanno a discapito della laicità del sistema universitario e sanitario, a discapito della formazione degli operatori e delle operatrici, a discapito della salute e libertà delle donne. La libertà di scelta è un diritto di autodeterminazione sui propri corpi e sulla propria vita, la 194 è una legge che abbiamo conquistato con la lotte delle nostre madri e delle nostre nonne. Eppure le pressioni della politica nel mondo della conoscenza e della sanità (Piemonte: Ginecologi obiettori 65.1%*) sono così invadenti da portare nelle aule universitarie le false verità scientifiche di queste associazioni le cui storiche parole d’ordine sono “ ABORTO: UN GENOCIDIO DI STATO”.

Non torniamo indietro!

Facciamo un APPELLO a tutte le associazioni, organizzazioni, singol*, alla MOBILITAZIONE, la Spagna è vicina e non vogliamo seguire la stessa sorte.

Questa lotta tiene in vita le donne #Aborto LiberoSicuroGarantito

Collettivo AlterEva

LINK inziativa http://www.aigoc.it/index.php/scuola-itinerante/18-in-evidenza/77-l-inizio-della-vita-luci-ed-ombre-torino-24-gennaio-2014.html

Ma ..cosa è successo in questi anni di governo Cota?

La Giunta Cota vuole a tutti i costi che i volontari del movimento per la vita entrino nei consultori
* Nell’autunno del 2010 la Casa delle Donne di Torino insieme con altre associazioni e il sostegno di tante donne ha presentato ricorso al TAR contro la prima delibera della Giunta Regionale che ammetteva esclusivamente associazioni che avessero nel loro statuto il requisito della “difesa della vita fin dal concepimento” e in questo modo inseriva nei consultori i volontari del movimento per la vita.
* A luglio 2011 il TAR ha emesso una sentenza che accoglieva il ricorso.
* Dopo solo 4 giorni la Giunta regionale emetteva una nuova delibera “rettificata”, ma la sostanza non cambiava, poiché si limitava graziosamente ad aggiungere: “in assenza del […] requisito soggettivo [“difesa della vita fin dal concepimento”] è sufficiente il possesso di un’esperienza almeno biennale nell’ambito del sostegno alle donne e alla famiglia”.
* Nell’autunno del 2011 è stato presentato un nuovo ricorso contro la delibera così sfacciatamente riproposta anche da parte di donne singole.
* il TAR respinge il ricorso perchè mancano i requisiti per ricrrere; le donne per il TAR non hanno interesse a ricorrere in quanto nè GRAVIDE nè GIA’ MADRI (!)

Proposta di Legge 160 sui Consultori presentata dalla Giunta Cota
Con questa proposta di legge del settembre 2011, la Giunta vuole cancellare l’attuale Legge regionale sui Consultori e stravolgere la loro funzione: da luoghi specifici a tutela della salute delle donne diventerebbero luoghi di preparazione della coppia al matrimonio e di tutela della vita sin dal concepimento. Si incoraggiano “sinergie” con i centri di aiuto alla vita (Cav) sempre gestiti dai cosiddetti volontari; si inseriscono figure come l’esperto in bioetica (?), il consulente etico e il mediatore familiare. Il tutto in una visione ideologica della vita e delle istituzioni che si ritrova anche in analoghe proposte di legge che altri Governatori stanno preparando in Veneto e nel Lazio.
Se questa legge passasse i consultori e gli ospedali, da luoghi laici, pubblici, volti alla tutela della salute, diventerebbero degli spazi aperti alla predica e alla propaganda.
Per favorire questa mossa scellerata è previsto lo stanziamento di 3 milioni di euro a favore del “Fondo di aiuto alla vita”. Invece per altre emergenze, i soldi non si trovano!

Legge regionale 16 del 2009 sui Centri antiviolenza con case rifugio
La legge giace senza essere finanziata: a parole ci si indigna contro le violenze subite dalle donne, ma si evidenziano solo quelle che avvengono fuori casa. Le violenze che si continuano a perpetrare fra le mura domestiche (un numero impressionante, vedi dati Istat) rischiano di continuare ad essere un problema personale e non una piaga sociale da combattere e per la quale spendere risorse pubbliche per costruire la rete regionale di case protette.
Questa è infatti la finalità principale della legge regionale per la quale le donne piemontesi si sono battute e che potrebbe essere esemplare non solo per noi ma per le donne di tutte le regioni italiane.

Con tante associazioni e tante donne siamo fermamente decise a far sì che i consultori continuino ad essere luoghi in cui le donne possano trovare assistenza medica, informazione, rispetto per le decisioni e sostegno nelle loro scelte.

Tratto da Volantino DONNE DI TORINO PER L’AUTODETERMINAZIONE
—————————————————————————

* http://www.ilfattoquotidiano.it/inchiesta-ru486-italia/mappa-obiettori-coscienza-regioni-regioni-italiane/

22 gennaio 2014 14:50 0 comments

#Paestum2013 Pratiche di autodeterminazione: corpi e sessualità

#Paestum2013  Pratiche di autodeterminazione: corpi e sessualità

Proposta di laboratorio

di Collettivo Altereva

Crediamo che nessuna pratica, nessuna relazione possano essere vissute pienamente da protagoniste senza partire dalla consapevolezza della propria sessualità e del proprio corpo. Le relazioni di potere in cui siamo coinvolte quotidianamente tentano di dare forme ai nostri pensieri, di limitare gli spazi di agibilità che ci sono concessi e di modellare i nostri corpi. Corpi che diventano la piazza pubblica nella quale si svolgono le lotte di dominio: dalla violenza all’aborto, dalla mercificazione alla medicalizzazione (etc). Ed è proprio attraverso questi luoghi e le conseguenti narrazioni che l’oppressione patriarcale agisce nelle nostre relazioni, nella società; nel pubblico come nel privato. Da queste riflessioni scaturisce la nostra idea di un laboratorio gestito attraverso tecniche alternative di partecipazione,per formarci reciprocamente partendo dalle nostre esperienze e confrontandoci. Cerchiamo parole, movimenti, pratiche, spazi, intersezioni. Questo laboratorio è risultato di un percorso che abbiamo costruito iniziando con la proposta di un altro punto di vista sulla sessualità alle/ai ragazz* delle scuole superiori, “sex choices”, per arrivare all’organizzazione di “Plaza del sexo”, un festival di sperimentazione collettiva. Nell’ immaginare questo laboratorio ci siamo lasciate pervadere da tutte queste esperienze che hanno tracciato il nostro percorso di liberazione e ora vorremmo cogliere l’occasione per condividerle e farci contaminare da altre esperienze.

http://paestum2012.wordpress.com/2013/09/26/pratiche-di-autodeterminazione-corpi-e-sessualita/#more-1942

 

*ringraziamo per la grafica la compagna Pornomomento di Maracaibo

1 ottobre 2013 21:43 0 comments

Comunicato sulla contestazione a Casale Monferrato del 22 settembre 2013: l’omofobia è odio, non è un’opinione.

Comunicato sulla contestazione a Casale Monferrato del 22 settembre 2013: l’omofobia è odio, non è un’opinione.

nostro video https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=HMUDemYX57E

video ilfattoquotidiano http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/09/23/omofobia-collettivi-gay-e-femministi-conto-dibattito-di-cl-e-movimento-per-vita/245645/

Siamo stat* a Casale Monferrato per contestare l’incontro- “dibattito” dal titolo “Genere-omofobia-transfobia: verso l’abolizione dell’uomo?”, organizzato da Movimento per la Vita, Alleanza Cattolica e Comunione e Liberazione con il patrocinio della Pastorale della Salute e Pastorale Sociale della Diocesi di Casale. Dibattito tra virgolette, perché era chiaro già dal titolo, allarmista e tendenzioso, che non si sarebbe trattato di un confronto, bensì di un tentativo d’indottrinamento. I relatori hanno tentato di convincere gli uditori dellapericolosità della legge anti-omofobia, attingendo da argomenti che ormai ben conosciamo (oltre ad alcuni nuovi trend sfoderati per l’occasione): l’attacco alla famiglia tradizionale, la naturalità dell’orientamento eterosessuale, le teorie di genere quali fondamentalismi tesi ad abolire le differenze basate sul sesso, l’omosessualità come fenomeno che porterà all’eliminazione dell’eterosessualità. Come se non bastasse,hanno negato la pericolosità e la diffusione della cultura omofobica e, di conseguenza, le violenze e le discriminazioni che, proprio a causa di questo tipo di propaganda, le persone LGBT hanno scontato e continuano a scontare sulla loro pelle. Riteniamo ancora più grave che l’incontro godesse dell’appoggio istituzionale del sindaco Giorgio Demezzi (PDL), seduto in prima fila.

Siamo consc* del fatto che il risultato della nostra azione sul palco (l’interruzione dell’incontro) verrà usato come ulteriore tentativo di vittimizzazione e demistificazione della realtà. Siamo altrettanto convint* che la nostra responsabilità, come collettivo femminista, ma anche come singole persone che hanno a cuore la lotta contro ogni tipo di discriminazione, sia di contrastare in maniera convinta questa disseminazione di odio mascherata da diritto d’opinione. Chiediamo, a chi ancora avesse dubbi sul presunto diritto di queste persone di propagandare pubblicamente la loro “opinione”, di fare un tentativo di trasposizione: immaginate che su quel palco invece che di omofobia si fosse parlato di razzismo e del pericolo di contaminazione della razza bianca. Pensate ancora che sia possibile e auspicabile una conciliazione? Non può esserci conciliazione senza riconoscimento: la dignità è di tutt*.

Questo convegno s’inserisce in un contesto politico più ampio: una serie di incontri, tutti organizzati dalle stesse associazioni e con le stesse finalità, sta proliferando, in particolare dopo che la recente Legge per l’aggravante di omofobia è passata alla Camera. Legge che, peraltro, con il subemendamento Gitti, esenta parti di società ideologicamente orientate (“organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione, ovvero di religione o di culto”) dalla sanzione. Forse il motivo per cui ha assunto questa forma non è così oscuro: è evidente l’intento di salvaguardare quelle organizzazioni di estrema destra e ultracattoliche che continuano a propagandare idee omofobiche.

Dopo Verona e Casale, il 30 settembre è in programma a Pavia (presso il Collegio S. Caterina da Siena) un convegno dal titolo “La legge sull’omofobia: fattispecie e conseguenze pratiche”, che ha ottenuto il patrocinio della Provincia e il 5 ottobre un altro a Milano (presso la Parrocchia di S. Maria Nascente) dal titolo “Ideologia del gender, omofobia e unioni civili omosessuali. Un itinerario contro la famiglia”, con la presenza tra gli invitati di senatori e onorevoli (tra i quali il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, il Ministro della Difesa Mario Mauro, il Ministro per le Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello). Invitiamo tutte le associazioni e organizzazioni del territorio a mobilitarsi e far sentire la propria voce contro quest’ennesimo attacco alla libertà individuale. L’OMOFOBIA È ODIO, NON È UN’OPINIONE.

26 settembre 2013 16:28 0 comments

Lettera di invito a Paestum 2013

Lettera di invito a Paestum 2013

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LA RIVOLUZIONE NECESSARIA. LA SFIDA FEMMINISTA NEL CUORE DELLA POLITICA
Libere davvero.
Libertà, è poter essere, poter scegliere, poter desiderare. È una pulsione naturale, un bisogno palpabile, una lotta irrinunciabile. Voglia di libertà è quello sguardo sul mondo che rivendica un diverso stato delle cose.
Spazi, relazioni, persone, potere, conflitti possono essere ripensati, anzi sovvertiti ed è proprio il femminismo quella brezza che ci trasporta verso altri luoghi, altri immaginari.
La libertà delle donne è oggi pericolosamente messa in discussione, in ogni ambito della vita, dal tentativo di negare conquiste che sembravano consolidate al manifestarsi di nuove forme di dominio. Il presupposto per dirsi davvero libere è in primis l’aver accesso ai mezzi per condurre una vita dignitosa. Quella di cui stiamo parlando è un’emergenza: le condizioni materiali di vita sempre più precarie, i tagli ai servizi pubblici essenziali, non solo ci condannano ad un’esistenza parziale, una “sopravvivenza”, ma ci rendono anche costantemente ricattabili.
Il femminismo, oggi come ieri, è una lotta di libertà, un desiderio di rivoluzione. Paestum 2013 nasce quindi da un’urgenza, l’urgenza di incontrarsi, proporre alternative, l’urgenza di trovare una strada che ci permetta di essere libere, o almeno che ci offra la possibilità di provarci. Si tratta di riattualizzare le pratiche politiche che, storicamente, appartengono al femminismo: il partire da sé come modo di guardare al mondo e alle relazioni. Ma si tratta anche di immaginare nuovi modi, nuove possibilità.
Se la libertà si dà essenzialmente nella relazione e non è mai, come vorrebbe il liberalismo, una condizione del singolo, inteso come atomo separato, è anche nella relazione che si possono immaginare nuove pratiche.
La creatività politica come pratica collettiva è qualcosa che appartiene al femminismo.
Paestum 2012
Nel 2012 ha avuto luogo a Paestum l’incontro nazionale Primum Vivere. È stata vissuta così un’esperienza epocale: 1000 donne si erano incontrate e avevano ripreso, insieme, le fila di un discorso il cui livello nazionale era stato interrotto quasi quarant’anni prima. Da quell’esperienza si sono irradiate nuove energie per tutte le donne che avevano partecipato, e non solo. Questo è il punto di partenza per rinnovare l’esperienza di quell’incontro. Facendo un passo in più. Dando come acquisito il lavoro svolto l’anno passato, ora si tratta di alzare la posta in gioco.
Perché incontrarsi di nuovo?
Sappiamo per esperienza che le donne, attraverso la conquista costante della propria liberazione, hanno rifiutato “la Donna”, la riduzione e astrazione di sé stesse in un gruppo omogeneo. Con questa consapevolezza della pluralità guardiamo ai percorsi politici che le donne intraprendono, assumendo le proprie differenze come un dato positivo, in grado di dare di una spinta vitale e propulsiva che nessuna unificazione potrebbe dare. Ma sappiamo anche che la pluralità, se non sostenuta da un confronto autentico, rischia di sfumare in dispersione e frammentazione, in specificità che portano all’isolamento – concettuale, e dunque politico – delle tante questioni aperte. L’invito a Paestum vuole andare in questa direzione: desiderare di incontrarci di persona significa anzitutto assumere la pluralità come presupposto di percorsi comuni, che non snaturino le nostre differenze ma, al contrario, la arricchiscano. Non una dinamica fusionale di assimilazione, bensì l’incontro nel rispetto reciproco dei percorsi differenti. In questo senso invitiamo a partecipare singole, gruppi, associazioni: l’invito a Paestum 2013 vuole essere nello spirito dell’apertura e del riconoscimento reciproco, per riprendere a tessere la politica delle donne nella mutua consapevolezza dell’esistenza dell’altra.
Un incontro aperto
Paestum 2013 vuole essere un incontro in cui ogni donna si senta libera di partecipare, di esprimersi, di dare il suo contributo nella prospettiva, eminentemente politica, di produrre un cambiamento: essere lei stessa, lei nella relazione con l’altra e le altre, il motore di quel cambiamento. Il primo sforzo che intendiamo compiere è quindi quello di rendere questo incontro il più aperto possibile. Vorremmo infatti che fossero presenti tutte quelle singole, gruppi, associazioni che se anche non riconducibili in maniera diretta al femminismo come punto di vista teorico, nondimeno siano nate sul solco di quella tradizione, prodotto concreto di quelle lotte e di quelle idee. Pensiamo a tutte coloro che si dedicano alla libertà femminile e lo fanno nella pratica quotidiana: chi, a vario titolo, si occupa di sessualità, violenza e discriminazioni è invitata ad essere presente a Paestum per condividere la propria esperienza. Ma pensiamo anche quelle ragazze più giovani che di femminismo hanno forse solo sentito parlare, ma che ugualmente vivono il peso di un patriarcato che cade nella violenza, nei “delitti d’onore” mascherati da passione, ritorna nella dipendenza economica dagli altri, ma anche solo nell’impossibilità di seguire la propria strada, di perseguire la propria libertà.
Come incontrarsi
Acquisendo Paestum 2012 come punto di partenza, proponiamo per l’incontro di quest’anno una focalizzazione diversificata sulle questioni aperte e urgenti. La mattina di sabato 5 ottobre sarà dedicata a un’assemblea plenaria di apertura, mentre la mattina di domenica 6 ottobre a una plenaria conclusiva. Nel pomeriggio di sabato proponiamo di dividere il lavoro in Laboratori dedicati a temi specifici. Paestum è aperta! all’iniziativa e al contributo di tutte. Quella che segue perciò è una lista di temi suscettibile di modifiche in base agli interessi che via via emergeranno e saranno proposti. La struttura del lavoro nei Laboratori rimarrà, così come in plenaria, orizzontale e volta alla maggiore partecipazione e condivisione possibili.
1. Corpi femminili e godimento
2. Cura di sé, delle relazioni, del mondo
3. Salute delle donne e aborto
4. Maternità e non maternità
5. Nuovi diritti e nuovi rovesci
6. Violenza, femminicidio
7. Tratta
8. Sex work
9. Reinventare il lavoro e l’economia
10. Tra donne, senza frontiere: donne migranti e seconde generazioni
11. La costruzione dell’immagine delle donne nei media
12. Pedagogia della differenza
13. Autogoverno come pratica politica
14. Sessualità e autodeterminazione
Una sfida di economia condivisa
Infine, in vista di questo incontro nazionale, vogliamo proporre a tutte una pratica di condivisione dell’economia, e riappropriarci di questa parola – oggi carica solo di significati negativi – in quanto nostra esperienza di comunità. Ci preoccupa infatti che i costi necessari per raggiungere e alloggiare a Paestum possano scoraggiare, o addirittura impedire ad alcune donne (giovani e non) di partecipare. Nel piccolo di questo incontro vorremmo quindi proporre un esempio di economia del dono, che rinsaldi le relazioni di fiducia tra noi e che sia effettiva pratica di cooperazione. Ci rivolgiamo a tutte le interessate all’incontro, e anche a chi desidera che esso si possa attuare il più ampiamente possibile, al di là della propria personale partecipazione. Per far esistere Paestum 2013 è costituito il Fondo “Paestum: economia delle relazioni tra donne”: con gli introiti saranno ridotti i costi di partecipazione per chi ne farà richiesta. Vogliamo proporre questa come una pratica che si oppone alle logiche patriarcali del profitto e della competizione, e dare vita a un esempio virtuoso di cura delle relazioni.
7 luglio 2013 22:14 0 comments

Plaza del Sexo

Plaza del Sexo

Il tuo corpo è politica anche se tu non lo sai.

Il corpo è uno spazio culturale, oggetto e sede di dinamiche di potere. La sessualità è manifestazione primaria dell’identità e parte significativa della vita di ogni persona. Eppure non esiste, nel discorso pubblico, uno spazio di dibattito che proponga alternative alle forme standardizzate e discriminatorie che rimandano ai soliti stereotipi di genere. Per questo motivo desideriamo riscoprire la nostra corporeità criticamente, esercitandola come soggetti attivi. Per questo motivo vogliamo presentare la sessualità come parte integrante della vita di ogni persona.

La Plaza del Sexo è il luogo dove mettere in atto la liberazione sessuale in tutti i suoi aspetti, è uno spazio di incontro e di festa, è Desiderio di Rivoluzione!

A Torino 27-28-29- 30giugno.
Dalle 19.30 presso il Cap10100 in Corso Moncalieri 18.

Vieni!

 

7 giugno 2013 16:26 0 comments

Documento politico Pride 2013

Documento politico Pride 2013

7 giugno 2013

I diritti sono degli individui e poi, per estensione, anche dei nuclei sociali in cui si organizzano.
Esistono diritti che per loro natura sono umani. Non si può rischiare che il matrimonio diventi la loro unica forma di riconoscimento. Pur convinti del suo valore pratico e simbolico vorremmo focalizzare la nostra attenzione su un più ampio riconoscimento sociale, culturale e quotidiano di ogni vita di coppia. L’affermazione di sé passa attraverso le libere scelte che si compiono nel proprio percorso di vita; il matrimonio può essere una di queste, ma non deve diventare l’unico mezzo di riconosciuta visibilità sociale.
La famiglia, come ogni altra istituzione, deve essere rimodellata in una società non violenta, non discriminatoria, e che permetta ai singoli di esprimere se stessi e le proprie inclinazioni: non ci può bastare che questa definizione venga semplicemente estesa per includere qualche nucleo famigliare in più.
Come studenti e studentesse, giovani lavoratori e lavoratrici siamo allo stesso tempo ancora figli e figlie e, alcuni di noi, possibili genitori, eppure, in questa duplice prospettiva, non crediamo che la “familiarizzazione” del pride sia il modo migliore per affrontare tutto ciò che si discosta dall’eterosessualità.
La negazione di diritti e di “cittadinanza sociale” ad una fetta di popolazione è un problema della società nella sua interezza ed indica una mancanza di rispetto per i corpi, le fisicità e le individualità che esula dalle sole tematiche LGBTTQI.
Alla luce di quanto detto ci teniamo ad affiancare all’importanza della rivendicazione puntuale di leggi che garantiscano diritti basilari, necessari al vivere quotidiano, il tema cardine dell’educazione.
Non neghiamo l’evidente vantaggio pratico che l’approvazione di matrimoni e una legge contro l’omofobia avrebbero nella vita di tutti i giorni, tuttavia il solo aspetto legale non è sufficiente se non viene accompagnato da un processo di educazione nell’ottica di un cambiamento radicale della mentalità.
Dall’asilo fino all’università è infatti facile riscontrare l’assenza totale di spazi dedicati alla trattazione di tematiche quali la fisicità, la sessualità, l’affettività, il genere o l’orientamento.
Una società che non è mai stata educata a rispettare la propria o l’altrui fisicità non può che pagarne il conto, in primo luogo sulla pelle dei suoi componenti.
Le questioni LGBTTQI, esattamente come l’ottica di genere, in università sono relegate a corsi ad hoc, spesso facoltativi, che stanno progressivamente scomparendo a causa dei tagli all’istruzione.
Il processo di privatizzazione dei saperi, delle scuole e delle università elimina tutto ciò che critica e contesta l’attuale sistema sociale, economico e culturale; i luoghi stessi del sapere riflettono la struttura gerarchica e patriarcale, componente essenziale della cultura sociale che contestiamo.
Scuole ed università diventano luoghi in cui gli stereotipi non si decostruiscono, ma si rafforzano, in cui il sapere non è uno strumento di liberazione ma di oppressione, in cui si riproducono le peggiori dinamiche della società.
Nel 2013, nel nostro paese, molte persone muoiono di omofobia, violenza e silenzio. Tutto questo non è più tollerabile!
Riconoscere nelle mancanze e nelle violenze della società attuale una stessa radice, permette di prendere coscienza delle diverse forme di violenza e discriminazione, non limitandosi a portare le singole istanze ma rivendicando un cambiamento trasversale.
La consapevolezza che l’evoluzione di una società dipende dalla qualità della vita dei suoi singoli componenti, ci porta a ribadire che la libertà di scelta e l’autodeterminazione all’interno dello spazio pubblico sono il primo ed elementare passo per la costruzione di un benessere collettivo.
Normalizzazione e accettazione non sono parole che ci piacciono.
Non è né la normalità che cerchiamo, ma una naturale inclusione delle individualità. Per cui chiediamo diritti, ma anche e soprattutto conoscenza in una prospettiva futura che ci faccia partecipi del cambiamento

Partecipa anche tu insieme a noi, segui il nostro carro.

Altereva, SI Studenti Indipendenti, Last Laboratorio Studentesco

7 giugno 2013 15:25 0 comments

17/05 FLASH MOB: FRENCH KISS VS OMOFOBIA

17/05 FLASH MOB: FRENCH KISS VS OMOFOBIA

17 maggio – GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L’OMOFOBIA e TRANSFOBIA

OGNI BACIO è RIVOLUZIONE

Immagina di provare un’attrazione per una persona, di baciarla, di essere ricambiat*, di iniziare una conoscenza, una frequentazione.
E’ un bell’inizio.
Ora immagina che quella frequentazione richieda il coraggio, la forza e la pazienza di affrontare la derisione, la violenza, lo scherno, la paura.
Immagina che centinaia di storie, di vite, di amori siano costantemente mortificati da tutto questo. Questa è omofobia.

Un bacio collettivo contro l’omofobia 17 maggio ore 14:00, atrio di Palazzo Nuovo. Vieni con il tuo bacio o trovane uno lì!
L’evento è aperto a tutti e tutte: G, L, B, T, Q, I, E (etero)

—————————°—————————–

L’orientamento sessuale, l’identità di genere, i diritti ad essi correlati, il rispetto e la conoscenza reciproca sono tematiche inscritte nel tessuto sociale, ad esso appartengono e non possono essere ignorate nè date per scontate.

Non bisogna smettere di rivendicare il diritto di essere se stessi, in ogni luogo!

Vogliamo trasformare i luoghi che viviamo e animiamo, quelli dell’istruzione e della conoscenza, in luoghi liberati. Vogliamo farlo perchè crediamo nel loro valore come motori del cambiamento sociale, culturale, relazionale e politico di questo paese. Le tematiche lgbtqi hanno bisogno di una nuova consapevolezza generazionale. I genitori del futuro devono saperle affrontare diffusamente e meglio dei genitori attuali. In un paese che fa fatica a porre le persone come priorità dell’agenda politica, condanniamo ogni forma di omofobia, bullismo e violenza, soprattutto all’interno delle scuole e delle università. Condanniamo tutte quelle violenze verbali, fisiche o psicologiche che quotidianamente modificano, forzano e mortificano l’evolversi e lo svolgersi di storie e vite individuali nei loro corsi spontanei, già sufficientemente ostacolati nel nostro contesto sociale.

L’omofobia non è solo la violenza esercitata dal branco verso chi è diverso e ritenuto più debole, ma è anche la paura che ognuno di noi prova nei confronti della propria diversità, rendendola debolezza.
Tante volte l’omofobia viene da dentro di sé e limita e violenta le nostre libertà personali più delle parole di chi giudica dall’esterno: omofobia è quando un ragazzo o una ragazza eterosessuali allineano agli stereotipi di genere i propri comportamenti e le proprie inclinazioni temendo di essere giudicati effemminati o mascoline, omofobia è quando per primi non viviamo le nostre relazioni nel modo in cui ci sembra più naturale perché abbiamo paura di uscire allo scoperto e di essere giudicati.

Omofobia è:
– non sentirti liber*
– giudizio
– privazione
– prevaricazione
– mortificazione
– ostacolo alla sperimentazione
– denigrazione
– violenza
– machismo
– fascismo
– sentirti soffocare
– sentirti malat*, sbagliat*

Dire no all’omofobia è non essere pavidi e fare per cambiare le cose.

16 maggio 2013 11:53 2 comments

SIAMO TUTTE COINVOLTE

SIAMO TUTTE COINVOLTE

COSA E’ SUCCESSO:

A novembre 2010 la giunta Cota ha approvato una delibera che consente l’inserimento del movimento anti-abortista all’interno di ospedali e consultori pubblici
La Casa delle Donne di Torino ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale
Il 15 luglio 2011 il TAR ha annullato la delibera
Dopo 4 giorni Cota ha emesso una nuova delibera pressoché identica alla
precedente.

COSA SUCCEDERA’:
Il 14 luglio  viene presentata la proposta di legge “ norme e criteri per la programmazione, gestione e controllo dei servizi consultoriali”
Si specifica che la famiglia deve essere fondata sul matrimonio tra uomini e donne…..precisazione superflua oltre che discrimantoria
Si specifica che la regione tutela la vita nascente come membro della famiglia ..cosa vuol dire lo sa solo il buon dio…
Si specifica che i consultori hanno la funzione di preparare la coppia al matrimonio e  di rispetto della vita fin dal concepimento …e la salute delle donne?
I consultori familiari tutelano la vita umana per evitare che l’aborto sia usato come mezzo di controllo e di limitazione delle nascite. (cit)
Per ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza devi firmare un atto ed essere schedato.
Se il tuo medico ti fa l’impegnativa, in ospedale ti  devono mandare in consultorio perché devi obbligatoriamente parlare con loro e  firmare “il foglio di via” per l’interruzione volontaria di gravidanza.
Il personale è autorizzato a mandare via i parenti e gli intimi se le consigliano di interrompere la gravidanza, in modo che i volontari possano parlarci privatamente
Se decidi di portare avanti la gravidanza ti aiutano economicamente e preparano un “progetto educativo” per il futuro figlio, ma se la madre non firma il progetto non avrà il contributo economico……
I consultori stipulano con i Centri di Aiuto alla maternità e alla Vita nascente accordi che consentano la presenza dei volontari dei Centri presso i locali dei Consultori

19 aprile 2013 18:01 0 comments

Rivoluziona il sapere!

Rivoluziona il sapere!

Liberiamoci dalla politica sessista dell’università Pretendiamo strumenti di conoscenza liberi da forme di dominio Il collettivo AlterEva, con il patrocinio del Cirsde, ha organizzato un seminario interdisciplinare di studi di genere. Questa iniziativa è una forma di protesta nei confronti dell’Università di Torino e degli enti locali governativi piemontesi. “Negli scorsi anni, pur nel vuoto di corsi istituzionalizzati di studi di genere che caratterizza l’Ateneo torinese, è stato attivato un corso di storia delle donne e di genere finanziato grazie a un progetto della Commissione Pari Opportunità della Regione Piemonte, che ha coinvolto anche le sedi di Vercelli e Alessandria dell’Università del Piemonte Orientale. Il progetto il cui costo era di circa 6.000 euro per ogni corso attivato si è interrotto con l’insediamento della nuova Commissione Pari Opportunità. Si tratta di una cifra ridicola all’interno dell’economia di un ateneo, di cui l’Università di Torino avrebbe dovuto farsi carico in nome di una cultura trasversale e libera: evidentemente è una scelta di tipo politico. Se il pensiero delle donne non trova spazio nemmeno nel mondo universitario, che dovrebbe essere sede dell’eccellenza della conoscenza, come possiamo pretendere che questo paese sia equo, come possiamo pretendere che le parole femminicidio, identità di genere, pensiero della differenza, diritto diseguale vengano comprese e acquisiscano un significato diffusamente condiviso? L’offerta didattica non può essere condizionata dalle tendenze oscurantiste di un paese che su tutti i fronti è sessista: non dare riconoscimento istituzionale significa minare la credibilità scientifica; non narrare significa non esistere. Un seminario autorganizzato di studi di genere vuole essere da una parte un atto di denuncia nei confronti delle istituzioni del territorio piemontese dall’altra la messa in discussione di un sistema di pensiero e di potere che opera secondo modelli di dominio culturale. Nella “Repubblica delle banane”, infatti, i gender studies sono considerati “chiacchiere da donne”, privati di valore scientifico, specchio di un potere provincialista e retrogrado che controlla del forme del sapere. Il nostro paese è ormai uno dei pochissimi a non riconoscere, nel concreto, legittimità didattica e culturale dei gender studies. Le facoltà universitarie italiane che offrono corsi, specializzazioni, master sono ancora poche e i fondi estremamente ridotti. I gender studies offrono un approccio di analisi alternativo, multidisciplinare e culturale. Nel resto del mondo hanno il pieno rispetto del mondo accademico e delle istituzioni, appassionano le nuove generazioni, riescono a modificare i programmi politici, ispirano nuovi modelli di welfare (T.S. Dahl), sono alla base di campagne che cambiano il corso della storia: come il riconoscimento giuridico delle molestie sul lavoro (C. Mckinnon), le teorie filosofico-giuridiche sulle azioni positive (I. M. Young) che ispirano le misure di diritto diseguale o le battaglie dell’eco-femminismo e beni comuni (Vandana Shiva) etc. L’Italia si fa paese ignorante perché strumentalmente indotto ad ignorare. Riprodurre la cultura sessista di un paese è utile ad un sistema di controllo che si manifesta attraverso categorie demagogiche, funzionale a quelle relazioni di potere tra uomini e donne, in cui alle donne è riservato il ruolo di oggetto e non quello di soggetto. È evidente dunque che il mondo accademico e istituzionale non è solo conservatore, ma chiaramente machista. Ogni atto rivolto a sminuire, ridicolizzare, delegittimare questi temi è un atto di sopraffazione simbolica che riversa le sue ripercussioni sull’intera società. La violenza contro le donne che imperversa nel nostro paese si alimenta di una cultura sessista radicata nel linguaggio, nei luoghi in cui si produce e si trasmette il sapere.
Rifiutiamo che gli spazi in cui ci formiamo e il paese in cui tutte viviamo si strutturino in una sorta di guerra contro le donne e, per questo, un seminario auto-organizzato di studi di genere come atto protesta. Questa iniziativa ha visto la partecipazione di 98 iscritti/e a cui si sono uniti di volta in volta diversi interessati/e. Questa è la prova che il corpo studentesco, ma più in generale la cittadinanza, chiede strumenti conoscitivi e pretende libertà di pensiero.
Pretendiamo che Università di Torino e tutto il mondo accademico prendano una posizione concreta e si facciano portatori della diffusione di una cultura trasversale, libera e inclusiva. Chiediamo il ripristino del corso di Storia delle donne o di un programma analogo concordato con gli organismi competenti (CIRSDE) e un impegno di lungo termine nell’attivazione di programmi di gender studies, dottorati, master o attività analoghe all’interno delle facoltà dell’UniTo. Collettivo AlterEva www.altereva.org altereva.torino@gmail.com

19 aprile 2013 18:00 0 comments