Associazioni pro-life all’interno dei consultori.

14 gennaio 2011 16:50 0 comments


A ll’interno del consultorio il personale non sarà solo quello sanitario ma verrà affiancato da operatori di associazioni di volontariato che hanno stipulato le convenzioni previste nel protocollo ( di cui la firmataria è l’assessore Ferrero). Attualmente la delibera prevede che SOLO le associazioni pro-life, e quindi anti-abortiste, siano legittimate a stipulare tali convenzioni e di conseguenza le uniche legittimate ad affiancare il personale sanitario.

La donna che entra in consultorio per informarsi o richiedere un interruzione di gravidanza sarà quindi costretta a giustificare la propria scelta al personale volontario visti gli obiettivi previsti dallo statuto dell’associazione:
(statuto comitato verità e vita.)
art 6 “impegnarsi per denunciare pubblicamente, senza cedimenti e compromessi, l’esistenza di leggi intrinsecamente ingiuste, quali la legge 194/1978 sull’aborto volontario, la legge 40/2004 sulla fecondazione extracorporea, ogni legge che dovesse rendere lecita la pratica dell’eutanasia comunque denominata”
10. promuovere la conoscenza delle sostanze cripto abortive, presentate come semplici contraccettivi; 
12. promuovere l’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza da parte dei professionisti interessati (infermieri, ostetriche, medici, farmacisti, giudici, …); 

Questi “militanti”, più che operatori volontari, hanno l’intento di fare pressione ideologica per il raggiungimento dei fini dell’ associazione, come ogni gruppo ideologicamente orientato, e quindi, hanno la funzione di operare in modo da scoraggiare l’interruzione volontaria di gravidanza, l’uso dei contraccettivi (di emergenza e non), la riproduzione assistita( etc..) attività che normalmente sono svolte nei consultori famigliari.

Ci chiediamo: e’ quindi possibile che il diritto di scegliere sul proprio corpo , sulla propria maternità debba subire importanti limitazioni che sarebbero tese a “ migliorare il percorso assistenziale per la donna”?(cit.)

In sostanza si ritiene accettabile che la donna debba sopportare questa violenza psicologica all’interno delle strutture sanitarie pubbliche, ovvero da parte di ciò che rappresenta lo stato, (che dovrebbe essere garanzia di tutela) perché si ritiene che questa colpevolizzazione possa avere come risultato la tutela della specie umana e della donna stessa, non sempre in grado di valutare cos’è meglio per lei. Ecco un chiara e diretta aggressione al principio di autodeterminazione e di libera scelta sul proprio corpo, la palese imposizione di una morale superiore a giustificazione di un’azione invasiva e quindi limitativa della libertà individuale.

Analizzando gli elementi è chiaro che si tratta di un ragionamento mosso da ragioni strumentali: gli argomenti per ritenere cos’è vita o meno sono opinabili, non scientificamente giustificati e concernono in ogni caso la sfera della scelta privata del cittadino/a; inoltre, c’è da dire che, per quanto riguarda le modalità di “attuazione dell’obiettivo” si potrebbe tranquillamente parlare di una forma di violenza di stato sulle donne.

Le risposte delle associazioni di donne presenti sul territorio si sono indirizzate su due fronti, una via legale con un ricorso al TAR e al difensore civico e una campagna di sensibilizzazione e informazione, costituita da volantinaggi, presidi e assemblee. D’altra parte la Regione non ha saputo ascoltare questa insofferenza e si è fatta nuovamente portatrice di piccole manovre lesive della nostra libertà. Infatti, quelle stesse piccole manovre che ebbero radici nella firma di Cota del patto per la vita a inizio legislatura, per avvallare alleanze strategiche e strumentali al periodo di elezioni, ora proseguono con : la partecipazione di Roberto Cota e Caterina Ferrero, al convegno  dal titolo “Aborto, noi non ci rassegniamo”, sponsorizzato anche dalla Regione Piemonte.

La stipula di una convenzione tra l’ospedale sant’anna di Torino, ad opera del direttore Valter Arossa, e l’associazione antiabortista “Difendere la vita con Maria” per il seppellimento dei feti. Il presentazione del un contro ricorso al TAR del mpv. In questa occasione il presidente del mpv, Carlo Casini, si è recato a torino per esprimere il proprio sostegno all’assessore Ferrero e alla delibera. Ed infine anche la provincia fa il suo piccolo colpo di coda con la nuova nomina per consiglierà di parità provinciale: Gabriella Boeri proveniente dall’ambito delle opere salesiane femminili.

Ci sono però azioni che si possono considerare ancora più lesive e sono le azioni quotidiane. I militanti del mpv davanti agli ospedali sono una presenza ingombrante e in taluni casi tali soggetti si trovano ad aggredire quelle stesse donne che sono in momento delicato e fragile della loro vita: si tratta di donne infatti sono obbligate ad inventarsi una difesa “fai da te” dal giudizio parziale e dalle invettive di pochi, donne che non sono tutelate dal governo della loro regione… si tratta di donne che reclamano libertà e giustizia e che si trovano obbligate a gridare per pretendere qualcosa di scontato. Queste vicende non possono passare inosservate, non possiamo permetterci l’indifferenza.

E’ un attacco troppo forte e noi dobbiamo trovare insieme trovare la forza per riappropriarci dei nostri diritti e difendere dei principi irrinunciabili quali autodeterminazione, libertà e laicità.

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